Buzet - Pinguente
Cities, Towns and Hamlets

Storia di Pinguente

UN BREVE GIRO PER I PAESI E CITTÀ DELL'ISTRIA
di Mario Demetlica

Castelliere degli Istri, Romana,Veneta, Francese, Austriaca, Italiana, Jugoslava, e adesso Croata. Cittadina indimenticabile.

Cari amici,

On breve vi presento la storia della città di Pinguente che è sotto il masiccio della Ciceria, nei pressi della sorgente del fiume Quieto (Mirna). Tratto dai testi da varii libri e da diversi autori come Luigi Parentin, Padre Flaminio Rocchi, Romano Farina, Dario Alberi, Centro di Ricerche Storiche di Rovigno, Guida Turistica, ecc.

Compilato da Mario Demetlica Histrian, Australia.

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Pochi luoghi istriani possono gareggiare con Pinguente per la bellezza geografica e per la dovizia di memorie storiche.

Con le ultime regolazioni delle strade nell'Alta Istria, i collegamenti di Pinguente in tutte le direzioni sono molto agevoli, Fiume, Pola, Capodistria, Pisino. E da ogni parte arrivi, dinanzi al panorama di una valle verde e fertile, ti aggancia subito quel colle conico, bislungo, che svetta sulla depressione, in una corona di rilievi circostanti. Pinguente, l'antica Pinquentum, poi Blzet ed ora Buzet è chiuso dalle antiche mura, con le case perfettamente allineate, dominate dallo svettante campanile della chiesa di S. Maria, costruita su roccia viva nel Medioevo e rinnovata nel 1784. Dal filare degli edifici appollaiati sull'altura (153 metri) scivolano giù verdanti verdissimi, a balze coltivate, fino alla piana dove sorgono numerose costruzioni recenti, gli uffici e qualche impianto industriale; il sito porta ancora il nome indicativo di sempre: la Fontana. Là si svolgeva il traffico, la sosta mercantile.

L'insediamento pedemontano. A sud si rincorrono boscosi rilievi, a nord l'orizzonte sembra chiuso dalla barriera della Ciceria e sul costone è visibile la ferrovia che sale da Rozzo a Cosina (Kozina) e, caso curioso, lassù, a quasi 400 metri di altitudine si trova la stazione di Pinguente, distante 8,5 chilometri dal borgo.

Indimenticabile locanda.

L'abitato è il centro amministrativo del Comune più settentrionale dell'Istria (confina con quelli di Abbazia, Fiume, Capodistria, Pisino e Buie) è un notevole nodo nel traffico autostradale. Attorno al rione di Fontana, ai piedi del colle dove da sempre sgorga un freschissimo zampillo d'acqua, si è accentrata la vita pubblica: centro commerciale, servizi, uffici, scuole, campi sportivi, impianti industriali, ecc. Dal 1981 è aperto pure il nuovo albergo «Fontana» al posto di quello che fu il più vecchio albergo della penisola, omonima locanda entrata in esercizio nel 1863. Era il centro di movimento della gente che portava dal contado i suoi prodotti, si rifocillava nella trattoria, poteva anche pernottare. Più indietro negli anni buoi ed asini venivano «parcheggiati» davanti al ritrovo, legati agli appositi anelli infissi nel muro di facciata. Per i più anziani la sua demolizione non è stato un piacere. Chi fa una breve sosta sul quadrivio puo prendere qualcosa, riposare sotto i freschi platani,ammirare la cittadina in alto. - Pochi però s'inerpicano fino al centro storico che racchiude davvero delle cose preziose. Case, chiese, fontane, portali, cisterne, stemmi, ecc. fanno di Pinguente una città-museo che appena negli ultimi diece anni ha attivizzato esperti nella valorizzazione del patrimonio storico; molto materiale, molto entusiasmo e pochi mezzi finanziari.

La particolare posizione geografica del Pinguentino ha avuto un peso determinante sulle condizioni alquanto difficili di vita causa la scarsa densità della popolazione, la dispersione dei villaggi satelliti. In pratica, nei secoli, qui c'è stato un turbinio di avvenimenti, più militari che economici. L'ambiente era propizio alla prosperità dell'uomo perchè in alto fioriva la pastorizia, a valle l'agricoltura e le attività artigianali sui torrenti (mulini, gualchiere) ma le frequenti calate di popoli nomadi prima, liti di confine poi, crearono problemi. Pinguente era abitata già in tempi preistorici e ne danno testimonianza le cinque caverne sui colli circostanti, una delle quali esplorata con ritrovamento di interessanti reperti; altri reperti dimostrano l'esistenza di sedici castellieri sulle alture all'età del bronzo, uno dei quali è sotto l'attuale borgo. La regione fu importante anche per i romani che lasciarono tracce ancor pùu evidenti, gli scavi recenti hanno portato casualmente alla luce molti reperti archeologici come si verificò anche sul versante del colle Meiach in direzione di Mlin (Milino), quindi scavi archeologici danno abbondanti notizie sulle tre calate dei Longobardi (588, 590, 602) e dell'immigrazione di popoli slavi, del periodo bizantino, dei feudatari tedeschi e dei patriarchi d'Aquileia.

Passato di agricoltura.

Freschi ed accoglienti gli ambienti del Museo civico, nel centro storico, dove il prof. Marija Ugrin, nativa di Villa di Rovigno, da undici anni alle prese con la mastodontica opera di recupero di tutti i reperti storici possibili, dalla preistoria al presente. Le collezioni hanno trovato posto nel restaurato palazzo barocco ex Bigutto, del 1639, a tre piani. Nelle bacheche sono esposti oggetti rinvenuti in vari scavi. Sul colle Brezac, del 1898, in un cimitero longobardo avevano dato alla luce oggetti come collane, braccialetti, armi che ora si trovano a Vienna e qui c'e solo la loro fotografia. I sepolcri sono stati datati dal 588 al 602... - Che nella Piana di Pinguente si svolgesse un'intensa attività agricola basata sull'allevamento, la viticoltura e l'olivicoltura lo testimoniano i cippi quadrangolari recuperati nella campagna e raccolti in un lapidario. I rilievi incisi illustrano queste attività effigiando vendemmiatori e raccoglitori d'olive, e un magnifico toro; l'ultima scoperta è di alcuni anni fa. La ruspa che rimuoveva il materiale sotto una casa diroccata per poterla ricostruire nell'originale, metteva alla luce un blocco di cm. 82 x 47 x 47 che veniva subito trasportato al Museo. Vi sono effigiati il Satiro (figura dal busto d'uomo e gambe caprine, con corna e folta barba, divinità greca dei boschi al seguito di Bacco) ed un caprone rampante. II bassorilievo è decorato con viticci, fogliame e fiori. Gli esperti sono sempre alla ricerca della sua vera ispirazione: è di origine greca, italica o dalmatica? Convengono pero sulla datazione, accertata al I secolo. II tutto in ottimo stato di conservazione.

Ventidue mulini ad acqua.

Vengo informato pure su quanto si è potuto salvare del patrimonio etnografico dell'alto e basso Pinguentino, come costumi, calzature, abiti da lavoro, mantella da pastori che calzavano opanche e non mancano zoccoli di legno all'olandese, usate per uscire sull'aia, poi restavano all'ingresso. È intenzione dell'etnografia completare la collezione illustrante le due attività primarie della zona, pastorizia e agricoltura. Notevole spazio è riservato alla tipica cucina rurale del Pinguentino,con il caratteristico fogoler e caminetto, catene, recipienti, treppiedi, cassapanche-sedile, scansie con stoviglie in terracotta, ecc. mentre antichi aratri e altri attrezzi agricoli illustrano il lavoro dei campi.

Sono esposti pure alcuni oggetti inerenti i mulini ad acqua ma uno studio completo in merito lo si deve ancora fare; si sa che nel territorio, lungo il Quieto e i torrenti d'affluenza, esistono tracce di ben ventidue impianti del genere. Comunque tutto l'insediamento in collina è stato proclamato monumento ed è sotto tutela.Rappresenta un vero "libro delle stagioni" dalla preistoria ad oggi.

Il castelliere degli Istri, poi castro romano, quindi castello medioevale, di civile e strategica importanza si trova isolato al centro di una ubertosa conca coltivata, riparata dal ciglione carsico. I Romani se ne erano serviti nell'opera di colonizzazione come perno di difesa e di espansione periferica.

Nel 1102, il castelliere è donato alla Chiesa aquileiese da Volrico e da sua moglie Adelaide assieme ai castelli circonvicini. Occupato dai veneziani nel 1251 e nel 1278, assalito dai capodistriani e dai collegati loro. Nel 1295 per breve tempo Pinguente è in mano del conte Alberto II di Gorizia e nel 1309-10 dei Veneti, come Albona. Dalla caduta del dominio patriarchino, 1420, Pinguente, occupata dalle milizie di Filippo Arcelli appartiene definitivamente allo Stato veneto, pur facendo parte della diocesi di Trieste. Nel 1437 i suoi statuti vengono modificati; e, nonostante le proteste, continua a ricevere da Capodistria il suo podestà.

Venezia nel 1394 possedeva, per acquisto, tutto il carso di Raspo. Poichè nel 1511 nella guerra contro gli arciducali restò distrutto il castello e il territorio decurtato, il governo veneto trasferì da là a Pinguente, la sede del capitano militare dell'Istria detto del Paisanatico con tutti gli uffici. E quando, per praticità amministrativa, nel 1595 le sue mansioni vennero assunte dal podestà-capitano di Capodistria, la carica di Pinguente dirigeva il comune e gli affari relativi ai «nuovi abitanti» e ai boschi. Tuttavia Pinguente restò un caposaldo ben difeso, quasi come Montona. Rinforzate le mura con due bastioni, eretta (1547) la Porta Grande ad arco in luogo della vecchia torre, ebbe presidio stabile di 40 soldati a cavallo, armamento efficiente e 30 mezzi d'artiglieria. ("purtroppo Venezia non curò sempre il rifornimento dei viveri per i 40 soldati del presidio, tanto che Giovanni Bondinier scrisse nel 7 maggio 1643 che dovette "ricorrere per sovernirli alla publica benignità di alcuni cittadini, e che i ragni filavano le loro telle nelle gole vuote delle spingarde") -  ...Ben difesi anche i cinque castelli della giurisdizione ai confini della Contea austriaca: Rozzo, Colmo, Draguccio, Vetta e Sovignacco. Di fianco, è in parte inserito, era il marchesato di Pietrapelosa, feudo dei Gravisi composto di tredici ville, pure territorio veneto.

Pinguente, museo all'aperto.

II centro storico sul delizioso cocuzzolo è semidisabitato, ma non alterato da nuove costruzioni, nel 1945 vigendo la tutela della sovrintendenza iugoslava sulle antichità, che a Pinguente sono degne di essere rispettate, dopo le gravi perdite culturali subite. Sono al posto originale numerosi stemmi e le iscrizioni del regime veneto. Le lapidi romane, un tempo allineate sul viale alberato del bastione, il Riparo, sono custodite in un palazzetto privato, il quale, però raccoglie, per i fini turistici e propagandistici, anche parecchio altro materiale.

Vale la pena di salire per godere il vasto panorama e per visitare quanto rimane del nucleo secolare: le case basse, battute dalla bora, la Porta grande e la Piccola, la piazzetta selciata, «lo Scriglio», il Fontico, la Camera, la monumentale cisterna barocca rinnovata nel 1789, è una delle più belle cisterne urbane conservate in Istria. Sono al loro posto tre leoni marciani, moltissimi stemmi gentilizi e simboli religiosi. La chiesa parrocchiale era collegiata fino al 1843, con cinque canonici e il parroco. La sua ricostruzione decisa nel 1769, venne affidata al piranese Filippo Dongetti. Mentre si costruiva sulle dimensioni della vecchia e cadente, si recuperavano i materiali e si conservava l'abside poligonale gotica esterna. Inaugurata nel 1784 e consacrata dal vescovo di Parenzo nel 1815 è dedicata alla Madonna Assunta, ma il santo protettore è S. Giorgio.

II campanile fu innalzato nel 1894. All'altare maggiore, che ha marmi policromi, fanno corona nell'aula sei altri entro nicchioni (l'ultimo è occupato dal battistero). In uno, noto una buona pala del '600: Madonna in gloria venerata dai santi Sebastiano e Rocco. Quello del Crocifisso ha dietro un dipinto coi santi: Carlo Borromeo, Cosma e Damiano e due santi francescani.

II Tommasini enumera tra i preziosi della chiesa: 26 calici, 2 reliquiari, tre croci d'argento massiccio, candelabri, due stendardi dipinti, l'ostensorio dorato, paramenti gotici ricamati. Rimane di questo tesoro una preziosa croce astile del 1536, una pace, un vassoio, tutto in argento sbalzato. E quello che più conta, l'ostensorio d'argento dorato, gotico di tipo ambrosiano, ornato da nicchiette e pinnacoli, datato 1453 è donato da certo Giovanni «de Flumine». (Santangelo Inventario).

Gli atti della Visita del Valier (1580) e il vescovo Tommasini, che riporta l'ampia relazione fornitagli nel 1646 da don Pietro Flego, sono ricchi di notizie su Pinguente. La parrocchia contava 2.200 anime. Aveva 22 chiese filiali nel suo raggio, di cui sei in centro; le quali in buona parte sussistono. Sta bene qui farne parola. - - La chiesa di S. Giorgio, addossata alle mura, fu ricostruita nel 1711; appalesa le sue antiche origini e la devozione da parte delle autorità e del popolo, rivolta sia S. Giorgio che a S.Antonio di Padova, del quale esisteva una chiesetta nel borgo. Sei tele oblunghe, incorniciate di stucco, e un altare illustrano la vita di S. Antonio. L'altare maggiore contiene la pala della B.V. del Rosario affiancata da due tele con tre-quattro santi ognuna. II parapetto della cantoria è adorno di cinque medaglioni (Madonna e Santi - pontefici) sorretti da putti. Sul pavimento lapidi sepolcrali di confratelli e di funzionari veneti morti in carica. Incorporata alla sacrestia è la torretta di guardia-campaniletto a due arcate. La storia di Pinguente ha profonde radici civili. II rag. Renato Buttignoni (e di ascendenza pinguentina erano i due monsignori triestini i fratelli Giovanni e Giusto Buttignoni) aveva raccolto copioso materiale che rimane purtroppo inedito. Buono il contributo pubblicato negli Atti del Centro Ricerche di Rovigno, XI, 1980/81.

L'armonia e la pace vennero turbate un secolo fa.

Gli atti matricolari (in veneto e latino) della parrocchia ascendono al 1576-1579. II parroco fungeva da vicario episcopale per la parte veneta della diocesi tergestina. Ad un certo punto i suoi cinque capellani, eletti dal popolo, divennero canonici. II Capitolo durò dal 1656 al 1843. Senza contrapposizioni era d'uso comune la lingua veneta assieme all'idioma croato, prevalente questo nella campagna Pinguente (in croato è detta Buzet).

L'armonia e la pace vennero turbate un secolo fa dalle lotte politiche causate dall'irredentismo filo-italiano. Inoltre, in virtù della nuova legge elettorale (1906) austriaca alla guida del comune di Pinguente spuntò un croato. E anche la vita spirituale della parrocchia risentì il danno da codeste divisioni propagandistiche e interessate, cessate, assopite o represse con la venuta dell'Italia.

Da Pinguente si aprono in tutte le direzioni itinerari godibili. A settentrione in pieno sole, è Cernizza con la parrocchia di S. Rocco del 1556 e la cappella del cimitero, in basso, di S.Lorenzo di interesse all'esterno e nel campanile.Ho parlato nel precedente volume del tempietto di Santo Spirito, presso il quale dal 1620 al 1773 esistette un convento dei Minori Conventuali. A nord-est, sotto la linea ferroviaria, e la Madonna di Strana, chiesa di origine monastica cara alla devozione popolare. Sul colle aspro di un castelliere (m 284) è la chiesuola di S.Croce di antica tradizione.

Attraverso le cupe strettoie del Quieto Superiore.

Un'escursione inedita e riposante la visita a Mlun (detto Milino), che si eleva da Sterpeto e da Malacuba, incassato tra il torrente Brazzana e la cupa valle del Quieto. Da questa, alle Porte di Ferro, una stradina si inerpica a Mlun Grande. Lasciai perdere tronfie memorie partigiane, bene in vista, ma non la poesia dell'ambiente, delle poche case, delle terre fertili e della chiesa di S. Andrea nota al Valier, ma ricostruita poi, in sagoma paesana. Mlun Piccolo, che sino al secolo scorso appartenenva alla pieve di Stridone, si affaccia sul Brazzana, di fronte a Pietrapelosa. La chiesa di S. Giovanni Evangelista ha una iscrizione del 1555, un campaniletto per tre campane e il cimitero adiacente.

La carrozzabile che ci porta a Draguccio ci permette una digressione al caro villaggio di S. Donato e omonima chiesa, poi una sosta a Tutti i Santi e a Prodani; - luoghi fuori mano, non del tutto desolati, ma di orografia convulsa.

A levante, subito sotto Pinguente, parecchi sono i motivi di interesse,per chi vuole vedere e ricordare. Acque perenni scendono da più parti, da Nucla, da Monte Bigatto, e formano la Recizza, sovrastata dall'altura di Bresazzo, sede di un'antica necropoli. II torrente si unisce alla Fiumera (Draga) che proviene da Rozzo, per formare il corso superiore del Quieto. Più avanti sgorga la prodigiosa polla di S.Giovanni, che azionava un tempo molti mulini, e che, captata nel 1931 alimenta l'Acquedotto.

Vicina, in condizioni dimesse, sta la cappella di S. Maria Maddalena ricordata nel 1329 e dal Valier nel 1580. Di maggior rilievo è la chiesa di S. Giovanni Battista, ingrandita nel sec. XVII con due archetti sulla facciata e sacrestia. Attorno si teneva la famosa fiera mercantile. L'interno conserva una pala dedicata al vescovo di Pedena, che passato di qui avrebbe fatto scaturire la sorgente ed il santo era rircordato anche sulla Porta Grande di Pinguente.

Chi ha spirito avventuroso e gambe buone potrebbe visitare, in salita, il corso della Fiumera, il canalone Tombazzino, i massi precipitati, i laghetti sotto Selza, le cave, e magari il salto orrido di scarico vicino a Rozzo. (L'Acquedotto richiede una nota a parte.)

Io ho trovato conveniente fermarmi a S.Vito in cimitero. Chiesa con campanile a lato, datata 1414, ricostruita nel 1651. Una proposta, oso fare, in chiusa. La comunità Pinguentina potrebbe promuovere un elenco, un inventario delle tombe e delle iscrizioni antiche più ragguardevoli del camposanto.Prima che sia troppo tardi.

Pinguente: da dove, e come nacque l'Acquedotto istriano

L'acquedotto del Quieto

Tra le maggiori realizzazioni compiute dal governo italiano in Istria va collocato senza dubbio L'Acquedotto Istriano. Dopo accurati studi e notevoli modifiche si trovò la soluzione più rapida e conveniente, quella di eseguirlo in tre reti distinte; del Quieto, del Risano e dell'Arsia.

II Consorzio rappresentava i 39 comuni interessati in primo piano. II contributo statale prevedeva di sostenere il 95% della spesa, la Provincia il 5% senza gravare i comuni. L'Istria, in gran parte di natura carsica, era carente di impianti idrici, evidente danno per le popolazioni e per il suo sviluppo economico e demografico. Eppure l'acqua c'era, ma non serviva. II punto chiave di soluzione per l'acquedotto del Quieto, che è la rete maggiore e che è argomento di questa nota, stava nella abbondantissima sorgente di S. Giovanni di Pinguente.

L'opera ciclopica per quei tempi, iniziò da là il 28 ottobre 1930.Anzitutto si provvide a captare le cinque polle sgorganti dalla profonda roccia eocenica (una grande e quattro piccole), renderle immuni dalle acque meteoriche delle alluvioni con appropriati lavori di bonifica della valle. L'edificio di presa è una cupola sferica in cemento armato di 22 metri di diametro e vasca protetta.Vicini sono gli edifici di sterilizzazione, dove l'acqua viene filtrata, resa limpida dal solfato di allumina e trattata all'ozono prima di passare pura nelle condotte. Gli impianti predetti richiesero due anni di lavoro e 65.000 giornate lavorative.La cittadina di Pinguente esultò per prima, perchè l'acqua raggiunse la sua artistica cisterna.

Successivamente una condotta risaliva il Carso - (Cippo inaugurazione acquedotto istriano 28/X/1930 (coll. Pizzi)) serbatoio a quota 940 metri - per servire l'acquedotto militare rivolto in più direzioni, ben oltre Castelnuovo d'Istria.

Nel 1932 era operativo il progetto dell'ing. prof. Muzi con la consulenza del prof. De Marchi del Politecnico di Milano. Tecnica la più avanzata, rapidità di esecuzione, previsione attenta delle opere da eseguirsi in tappe successive, questi furono i criteri di cui si tenne conto anche per contenere la spesa.

La condotta (diametro di 700 mm, che poi si riduce) imbocca il fianco destro della valle e dopo un accidentato percorso di 12 km raggiunse il serbatoio e la centrale di sollevamento di S. Stefano, con ponti, gallerie, cunicoli, muri di sostegno. Da li ìl'acqua per il ripidissimo costone viene spinta nel serbatoio di Medizzi, a quota 340, capienza di 2000 metri cubi. Lo scavo accolse una seconda tubatura in previsione del serbatoio di Monte S. Girolamo a quota 450, per complessivi 8-10,000 metri cubi.

Da Medizzi l'acqua scende per gravità e alimenta i paesi a nord del Quieto mediante distinte diramazioni: Portole, Grisignana, Buie, Verteneglio,Cittanova, Daila, Umago Altra condotta scende a Levade, attraversa la valle e il bosco di S. Marco su di un ponte-canale di metri 1200, alimenta Montona, raggiunge il serbatoio di Monte Subiente, dopo il quale si divide in due rami. Uno si dirige a occidente per alimentare i comuni di Visinada, Visignano e Parenzo; l'altro piega a sud poco oltre Caroiba, da dove, mediante un ulteriore impianto di sollevamento, raggiunge Pisino.

Da un serbatoio costruito presso Visignano doveva diramarsi una rete per Orsera, Rovigno, Valle, Dignano e Fasana. Dalla condotta di Pisino si sarebbe diramata la rete per l'Istria centrale, fino a Gimino, mentre da Pisino sarebbe pure partita e sollevata l'acqua destinata all'Istria sud orientale.

«La dotazione d'acqua era stabilita in 88 litri al giorno per abitante. Per approvvigionare le zone di nuclei abitati di piccola importanza era prevista una distribuzione a sistema radiale con interposti serbatoi per limitare le oscillazioni di portata. Le condotte delle diramazioni terminali via via si riducevano fino a 90 mm di diametro...» ( Giulio Roselli in L'Arena di Pola, 10 marzo 1979.)

I due primi lotti di lavoro dell'acquedotto del Quieto comportarono una spesa di lire 41.531.827 (d'allora).In previsione di ulteriori esigenze era progettato di captare la copiosa sorgente di Gradole a valle della Bastia; opera eseguita una ventina d'anni fa (1970)dalla Jugoslavia.

II progetto iniziale, redatto dall'ing. prof. Veronese, relativo alla creazione di un lago artificiale nella valle tra Stridone e Pregara, venne accantonato. II governo jugoslavo, per far fronte alle accresciute esigenze (turistiche soprattutto) di acqua, decise recentemente l'allestimento di un bacino idrico tra i colli di Bottonega, a nord di Pisino. L'opera allo stato presente, per vari motivi non corrispose alle attese.

Durante la guerriglia partigiana numerose opere e parecchi manufatti restarono danneggiati, ad esempio quelli di S. Stefano-Terme; tuttavia « l'acqua, grazie ai provvedimenti del Consorzio, non cessò di fluire, a vantaggio di tutti, nemici compresi».

È notorio che solo l'Italia ha voluto e saputo risolvere il grave problema di dare l'acqua alla provincia dell'Istria. E lo ha fatto in tempi difficili, dando prova di capacità tecnica e di ponderoso sforzo economico, per il benessere delle popolazioni. Basti pensare che entro l'8 settembre 1943, quando il Consorzio è stato costretto dagli eventi a sospendere i lavori, nelle tre reti, diciannove erano i comuni serviti dallAcquedotto per una popolazione di 142.000 abitanti, con la spesa di 125 milioni dell'epoca.

Spopolamento arrestato.

La cittadella nel 1800 contava 528 abitanti; 540 nel 1890; 562 nel 1900; 516 nel 1910; 349 nel 1945, ed oggi (1991) il borgo è quasi vuoto con i sui 300 abitanti. Ma Pinguente comprende pure Fontana a valle ed altre frazioni, e se si tien conto di alcune zone residenziali in pianura il centro abitato conta circa 2.000 anime. Pinguente si è ingrandita sì, però a scapito dei villaggi più isolati, specie della Ciciaria. Lo spopolamento che durava da 70 anni si è quasi fermato nell'ultimo decennio, con l'avvio di alcune attività industriali ed economiche (birreria, industria meccanica Cimos, mobilificio, economia forestale, allevamento e, pure, è molto conosciuta per i sui tartufi . II Comune è sui 7.500 abitanti, con 2.500 persone in rapporto di lavoro. Giù al quadrivio di Fontana c'è un gran movimento di automezzi, molti ospiti alloggiano al nuovo albergo "Fontana" dove si preparano le specialità nostrane compreso il famoso prosciutto Istriano, il formaggio pecorino, e il pane fatto in casa, e se vi piace più la birra che il vino, siete arrivati al posto giusto perchè a Pinguente si produce la birra Istriana. Diverse manifestazioni come: - "Rivista di fisarmoniche" e "Il canto del Pinguentino" si tengono in maggio, "Rally alpestre di automobilismo" e "Le giornate di Piguente" in Settembre.

Molti vengono ad ammirare il museo all'aperto in cima al colle della svariata e ricca collezione storica dell'etnologia locale, e naturalmente tanti sono i profughi che annualmente vi ritornano, ma solo come turisti. Passano e ripassano lentamente attraverso le antiche vie delle vecchie case che si stringono intorno ai ruderi. Visitano le chiese che li hanno accolti bambini, i cimiteri dove sono sepolti suoi avi, si soffermano sul belvedere circolare che si apre su un bellissimo panorama della vallata. Ricordano, . . . e se ne vanno in silenzio nella loro nuova terra addottiva in diverse parti del mondo come foglie sbatute dal vento. Non per questo i Pinguentini devono dimenticare il tesoro di cui sono depositati acuratammente nei musei storici, con le profonde radici e legami dei propri antenati.

Mario Demetlica, Histrian Australia

Bibliografia:

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Created: Saturday, August 09, 2003; Last updated:Saturday October 27, 2007
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