Ćićarija - Ciceria Region
Cities, Towns and Hamlets


Una veduta panoramica di Fianona.

La Fritillaria Maggiore, una pianta endemica rarissima che fiorisce soltanto da queste parti

Da Bersezio a Fianona alla ricerca di un fiore

[Tratto da: © La Voce del Popolo, 9 luglio 2011 - http://edit.hr./lavoce/2011/110709/speciale.htm.]

In una giornata di primavera ero salito su un autobus diretto a Pola con l’intenzione di fermarmi a Bersezio e quindi di salire verso la vetta del Sissol in cerca di un fiore, la Fritillaria Maggiore, una pianta endemica rarissima che fiorisce soltanto da queste parti e la Minore sui Pirenei. Dunque, la mia meta era il Sissol, che con i suoi 833 metri chiude la dorsale dei Monti della Caldiera, meglio della Riviera Liburnica, precipitando prima nella punta di Pax Tecum (Mašnjak in croato) e quindi nel profondo Vallone di Fianona lungo ben cinque chilometri. Mentre l’autobus quasi vuoto procedeva veloce, rimuginavo le poche notizie storiche che conoscevo del paesino di Bersezio abbarbicato sulla costa (157 metri sul livello del mare): come nel 1275 fosse con Laurana feudo della contea di Pisino e quindi come nel 1374 figurasse con Moschiena nel testamento di Ugone da Duino formando un tutto con le città di Castua e di Apriano. Oggi è in decadenza, pochi gli abitanti. Un paesino troppo isolato dal resto del mondo.

Il luogo dei sacrifici

Sorpassata Moschiena con l’occhio seguivo l’alternarsi delle gobbe lungo tutta la dorsale, itinerario che avevo percorso quand’ero molto, ma molto più in gamba, assieme al magnachilometri e amico Willy Petrić. Eravamo partiti dal paesino disabitato di Piccolo Montemaggiore (Mala Učka) dove avevamo passato la notte in un fienile assieme a dei chiacchieroni pastori montenegrini che però ci avevano foraggiato di formaggio pecorino (una delizia!). L’itinerario lunghissimo e ne pronunciavo mentalmente i nomi: Trebišće, un paesino che d’inverno non vede mai il sole, incassato com’è in un vallone e il cui nome in croato significa “luogo dei sacrifici”; Perun, dal nome di un antico dio slavo; Kremenjak coperto di pini prima della Kobilna e ancora Šikovac per finire (quanti chilometri per sentieri appena segnati!) dopo il cosiddetto “finestrone”, un enorme arco naturale affacciato sulla Valdarsa, sulla vetta del Sissol appunto.

Un incontro inaspettato

Arrivato a Bersezio, mi avviai subito per il sentiero ben segnato e proseguii piuttosto amareggiato perché un incendio di qualche anno prima aveva distrutto parte della pineta, della dorsale ne aveva fatto un deserto e molto probabilmente aveva distrutto anche le poche, rare piante che cercavo. Così non potei non allibire quando, già in alto, ad un tratto vidi venirmi incontro una donnetta con una gran gerla sulla schiena. Che subito cominciò a parlare rapida, in un dialetto che, a tratti, m’era difficile capire:

Fianona, una città morta

- Vengo da Fianona, Plomin, mrtvi grad!, una città morta - mi disse, o almeno questa è la traduzione che cercherò di fare del suo rapido colloquiare. – C’è un finestrone lassù, sul Sissol, e il sentiero che sale dal paese non è più frequentato come una volta da quando in strada ci sono kuriere svaki moment. Ma una volta chi doveva recarsi da un paese all’altro, passavano tutti di qui. Per fare più presto, meno strada. Eh sì, vengo da Fianona, vero da, ahime me meni! Proprio una città morta. E ancora di più, da quando hanno costruito la strada che passa sotto il tunnel del Monte Maggiore...

- Vorrebbe dire l’ipsilon istriana...

Parte della mura e la fortezza.
Le antiche mura di Fianona. Il campanile della chiesa parrocchiale di Bersezio.
Parte dell'antiche mura di Bersezio.

La «fabrika letrika»

- A ča ja snam kako se zuve! Una volta chi si recava da Fiume a Pola, passavano tutti per Fianona, proprio un gran traffico, i caffè in paese sempre pieni. E adesso? Qualche turista e la spussa dela fabbrica letrika che la copa anche i alberi! Quattro vecchi selvatici siamo rimasti, i bei palazzi dei signori, antichi proprio e di gente importante perché a Fianona c’erano molti possidenti, avvocati, dottori... Era un comune e anche il canonico c’era nella nostra chiesa Sveti Jure, quela nova... Oggi i palazzoni sono tutti murati, i tetti crollano, vrata i ponestre ciuse! Per fortuna mio figlio ha un buon lavoro, giù al porto, la nostra casa l’ha tutta messa a nuovo ma non ha una fidanzata. Non si sono più ragazze in paese. Solo vecchi istupiditi come me, jadni!

Le «babazze» e la Vitka Kockavica

Ad un tratto la vecchia scelse un sasso piatto, si sedette curvando la schiena, mi chiese a bruciapelo:

- Ma lei che fa da queste parti?

- Un fiore molto raro che fiorisce solo da queste parti. Si chiama Meleagride o Fritillaria Maggiore, della famiglia delle Liliacee.

- Beh, io sono ignorante. Di queste cose non ne so nulla. Ma come el sguarda ‘sto fior?

- Sembra un tulipano ma con la corolla all’ingiù. E i petali a quadretti, rossicci, gialli e bianchi...

- Ah, sì! Questo fiore noi lo chiamiamo Vitka Kockavica! Ma ja, ma ja! Se va giù verso Fianona, ne troverà parecchi di questi fiori. Qui meno, molto meno. Una volta le babazze, vojo dir le kurvetine, raccoglievano le loro cipolle quando volevano abortire! Eh, sì, roba sporca!

Le volte ad arco che univano gli edifici. Le caratterestiche volte tra gli edifici nel cuodi di Fianona.

I muraglioni sul fiordo

Ed è stato così che finii a Fianona. Oltre il finestrone, una ripida discesa lungo muraglioni, ma di fritillarie neanche l’ombra. L’abitato che raggiunsi dopo un’oretta, abbarbicato alto sul fiordo e circondato da mura risalenti al XIII secolo, di origine illirico-romana col nome di Flanona, è veramente in cattivo stato. All’infuori delle chiese e dei campanili, restaurati di recente, quella gotica appunto di San Giorgio del 1474 e quella di San Giorgio “vecchio” che conserva iscrizioni glagolitiche dell’XI-XII secolo, tutto il resto versa in condizioni catastrofiche. E meraviglia soltanto l’abbarbicarsi di una pianta di campanule azzurrognole che tappezzano e ingentiliscono le muraglie.

L’estrema vedetta

In attesa di un qualche autobus per il ritorno, mi misi a sedere sotto il vecchio lodogno che cresce sul sagrato. Mi vennero in mente le notizie che avevo raccolto sulla cittadina. Secondo Plinio, Fianona nell’antichità era situata in fondo al vallone, sul mare. E tale era la sua importanza che sulla punta di Pax Tecum i romani avevano messo un presidio militare tanto che una strada, partendo da Trieste, si piegava verso l’Istria, deviava dapprima per Parenzo e Pola e terminava proprio qui. Guido Depoli sulla sua “Guida di Fiume e dei suoi monti” annota: “È questo uno dei luoghi più antichi della nostra costa: nel 354 vi fu ucciso Costanzo Cesare; distrutta nelle incursioni degli Avari, risorse, e nel 1012 venne da Enrico II imperatore data in feudo al patriarca di Aquileia Giovanni IV. Venuta in possesso di Venezia, costituì insieme alla vicina Albona l’estrema vedetta dei suoi possedimenti sulla terraferma istriana ed ebbe nome ed importanza nelle guerre contro gli Uscocchi per passare poi, nel 1797, agli Asburgo”.

L’ultimo lembo delle Alpi Giulie

Bersezio, l'antica entrata alla città murata.

A proposito degli Uscocchi ecco quello che Caprin scrisse nelle sue “Alpi Giulie”: “Fianona è posta sulla spalla dei Caldiera, là dove l’ultimo lembo delle Alpi Giulie precipita nelle onde del Quarnero. Il suo rettore Gaspero Galavani, preso dagli Uscocchi e condannato per la sua eroica difesa a venir scorticato vivo, lanciò al vento il suo ultimo grido: Viva San Marco!”. Sempre a proposito della cittadina si può anche citare Prospero Petronio che nel 1681 scrisse: “Può fare cinquecento anime ed hanno fiera la festa di Santa Barbara, hanno pascoli d’herbe odorifere particolarmente di salvia, onde riescono li carnagi e laticini così saporiti e delicati”.

San Niceforo e il cavallo selvaggio

La prima leggenda che cito è appunto legata a Fianona. Riportata dal già citato Caprin, narra dell’origine del vescovado di Pedena. “Costantino il Grande, nell’anno 324, desideroso di onorare il corpo di San Niceforo con nuova sepoltura, ordinò che tolto dal luogo dove era stato tumulato, venisse nella sua bara posto in una barca, sotto scorta di alcuni sacerdoti, che dovevano tenere in mano dei ceri accesi; date le vele al vento, si lasciasse andare la barca in balia delle onde e dove si fosse fermata si fabbricasse una chiesa a memoria del santo. Così fu fatto ed essendo la navicella entrata nel porto di Fianona, si credette che l’onore sarebbe toccato a questa cittadina. Ma quando il feretro venne posto sul dorso di un cavallo selvaggio, l’animale prese la corsa e s’arrestò appena a Pedena nel luogo ove oggi sorge la chiesa che appunto Costantino innalzò a dignità vescovile”. E più avanti annota ancora: “Quando il suo vescovo si ridusse ad estrema povertà, compreso nella legge delle riforme di Giuseppe II, venne soppresso”...

La processione della notte di Ognissanti

Un’altra leggenda che si ricorda a tutt’oggi è legata a Bersezio e alla notte di Ognissanti durante la quale a mezzanotte si usava celebrava un rito solenne. Il vecchio parroco della chiesa raccomandò al suo sacrestano di svegliarlo al tocco delle campane. Era una bellissima notte di luna piena e tale era il chiarore fuori che ado su a cercare un fiore.

- Un fiore?! – rimase a bocca aperta.

Il poveraccio, svegliandosi, pensò che fosse già giorno e che il sacrestano si fosse dimenticato di svegliarlo. Si alzò in tutta fretta, s’avviò alla chiesa per celebrare la messa. Quando entrò s’accorse che anche quella era tutta illuminata ed erano presenti diversi fedeli che lui non conosceva. Ne rimase stupito. Mentre avanzava verso l’altare maggiore, gli rivolse la parola una donna coperta di fitti veli che egli sapeva già morta da lungo tempo. Ella lo esortò a lasciare al più presto la chiesa perché proprio quella notte, dato che era ancora vivo, lì dentro non era certamente il suo posto.

Il vecchio parroco si guardò attorno e s’accorse che tutti i presenti erano vestiti con sudari bianchi e al posto della testa avevano uno spaventoso teschio. In tutta fretta abbandonò la chiesa, corse verso il portone che si chiuse in silenzio alle sue spalle. Dopo poco però, pur con la porta chiusa, ne uscì una processione che s’avviò lentamente e in silenzio verso il non lontano cimitero...

Una bella veduta panoramica di Bersezio.

Chissà se a Bersezio succede ancora una processione del genere nella notte di Ognissanti?


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Created: Sunday, July 10, 2011; Last Update: Thursday, February 25, 2016
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