Cicarija - Ciceria Region
Cities, Towns and Hamlets



 

Silvano, Perun e Giorgio il Verde
Appassionanti Frammenti della Singolare Storia dell'Olimpo Istriano

[Tratto da: Ranko Starec (testo) e Sergio Gobbo (fotografie). © Jurina i Franina, Rivista di varia cultura istriana, n. 51, estate-autunno 1992, p. 58-61.]

I fitti boschi, i valichi e le vette del Monte Maggiore celano gelosamente alla vista dei visitatori e degli studiosi innumerevoli testimonianze del passato. Nel corso dei secoli varie genti ed eserciti hanno attraversato questi valichi nelle loro spedizioni di conquista e di colonizzazione del territorio. La tradizione popolare ed i frammenti di leggende conservatisi e tramandatici per via orale ci aiutano a ricostruire degli spezzoni di eventi trascorsi ed i cambiamenti veri. ficatisi nella sfera della cultura spirituale degli abitanti del Monte Maggiore.

Sul Monte Maggiore ci sono i resti di una trentina di castellieri e abitati preistorici e decine di grotte, pi o meno profonde, che custodiscono le tracce di insediamenti umani preistorici. La fantasiosa tradizione popolare, nella sua interpretazione di queste località archeologiche, ha intessuto varie fiabe, tra cui quella di un "tesoro nascosto". Citeremo qui le grotte dette Pupićina peć, Vela peć e Podcopalj peć nei dintorni del canyon della Vranjska Draga, sui versanti occidentali del Monte Maggiore, e poi le grotte Podsojne, Druka, Podlaz, Podbela e Poduporica, sui versanti orientali, nei canyon della Mošćenička Draga (Val Santamarina) e della Lovranska Draga (Dosso di Laurana).

Durante il periodo tardoantico ed in particolare bizantino, il territorio montano del Monte Maggiore e della Ciceria, difficilmente accessibile, venne intensamente popolato dalla popolazione romanizzata che abbandonava i propri villaggi situati nelle zone pianeggianti, facilmente espugnabili dai barbari. Avvenne così che alcuni castellieri liburnici, già da lunghi secoli abbandonati, riacquistarono importanza per la loro posizione strategica. Vennero rinnovati molti abitati, alcuni nei quali nel corso del tardo medio evo diventarono dei centri urbani con autonomia territoriale e comunale limitata, come ad esempio Kastav (Castua), Veprinac (Apriano), Mošćenice (Moschiena), Brseč (Bersezio), Plomin / l'antica Fianona si adagiava nella zona pianeggiante del golfo, Kožljak (Cosliacco), Stare Vranje e Lupoglav (Lupogliano). Singoli castellieri nel corso del V e VI secolo saranno brevemente popolati oppure diverranno delle piccole fortificazioni con una guarnigione militare, come ad esempio quella di Gradac, in ottima posizione sull'altura sovrastante il casale di Gorinci e la cappella romanica di San Quirino (Jesenovik / Sucosdru), ai piedi delle rocce scoscese denominate "Krvave stijene" ("Rocce insanguinate") sul versante occidentale del Monte Maggiore.

In buona posizione anche le fortificazioni "Stražica", al valico Poklon, Straevni vrh e umber sopra il canyon di Val Santamarina, Knezgrad (piccolo) sopra il Dosso di Laurana e Gradac sul Monte Sissol [Sisol], tra le vette rocciose dei monti Sissol e Šikovac, da dove si poteva controllare un ampio territorio che si estendeva sul versante meridionale del Monte Maggiore, tra il Monte Kalić, sovrastante Fianona, e il Valico Prodol, che collegava Cosliacco, nella parte occidentale del Monte Maggiore, con Moschiena, in quella orientale.

Nel periodo che va dagli inizi del VII secolo al IX secolo, questi luoghi vengono popolati, in varie ondate migratorie, dagli Slavi, rispettivamente dai Croati. Il territorio si trovava allora sotto la dominazione dell'Impero bizantino, cioè dei greci (fino alla conquista di Carlo Magno agli inizi del IX secolo). Ed è questa la ragione per la quale gli abitanti autoctoni latini e romanizzati venivano chiamati "Greci" dai nuovi venuti. Da qui le origini e gli spunti delle numerose leggende popolari che narrano dei "Greci, del tesoro greco, del cimitero greco, dei frati greci."

Nel canyon del Dosso di Laurana sopra Medea sono state scoperte due grotte, altrettanti siti archeologici, che hanno restituito le tracce degli abitanti autoctoni latini qui rifugiatisi nel periodo burrascoso delle irruzioni ostrogote, delle guerre ostrogoto-bizantine, verso la metà del sesto secolo, e delle prime irruzioni avaro-slave, intorno all'anno 600. Gli abitanti dei villaggi circostanti il Dosso di Laurana e Visoc, rammentano i racconti degli anziani. Costoro narravano che nelle grotte sopraccitate vivevano i "Greci", gente molto povera e tanto spaventata da non osare neppure seppellire i propri morti nei loro primitivi insediamenti: li tumulavano invece nelle grotte. La grotta detta "Vrtaška peć" era stata protetta con un muro alto tre metri, mentre un'altra grotta, la cosiddetta Poduporica pećina, era stata fortificata davanti all'entrata con un sistema di capanne di legno costruite su piattaforme orizzontali, le cui travi di sostegno erano incastrate nelle rocce verticali laterali dell'ingresso, formando così un abitato di palafitte sull'area antistante alla roccia, alta quasi 15 m. Poduporica ha restituito le ossa degli scheletri di due bambini e di una donna, che qui trovarono l'ultima dimora nella seconda metà del VI secolo i rinvenimenti sono stati datati in base ai reperti fittili e a un orecchino argenteo, tipicamente latino). Le tracce delle palafitte, più precisamente degli incastri per le travi di sostegno, si possono osservare ad esempio nella grotta denominata Druka pec sopra Val Santamarina. La gente dice che in queste località erano vissuti i "Frati greci". Molto probabilmente si trattava di qualche piccolo eremo del periodo precedente alla riforma di S. Benedetto.

Nel già citato abitato-rifugio di "Gradac", sul monte Sissol, oltre alla fortificazione del periodo dei "Greci", gli abitanti di Bersezio pongono pure la chiesa di S. Giovanni, le cui tracce purtroppo sono scomparse. Rimane invece la speranza che la pala archeologica, affondando nel terreno, riesca a rinvenirle nei resti delle fondamenta, poichè esistono degli indizi forniti da una ricognizione nella località archeologica, nella quale occasione sono state scoperte parti di ossa umane, ed è noto che nel primo periodo cristiano la sepoltura dei defunti non poteva aver luogo in un cimitero privo di chiesa. La tradizione vuole che questi abitanti autoctoni romanizzati, cristiani, assieme ai nuovi venuti Croati, abbiano, nel corso dell'altomedioevo, fondato Bersezio su un'area prima disabitata.

Al tempo della grande recessione dopo la prima guerra mondiale, un gruppo di abitanti di Bersezio, nella speranza di trovare il tesoro nascosto, organizzò degli "scavi archeologici" sui versanti del Sissol, in una piccola grotta di una dolina carsica. Non ebbero fortuna poichè cadde loro addosso il soffitto, seppellendo le pale, e, pare, anche un sarcofago di pietra che già spuntava dalle tenebre. Gli scavatori riuscirono perlomeno a cavarsela senza danni alle persone.

I nuovi venuti, i Croati, avevano portato con se anche un bagaglio di antiche credenze slave, in particolare riguardanti fate e folletti. Oggi è naturalmente difficile distinguere tra le credenze degli abitanti autoctoni romanizzati e le tradizioni importate dagli Slavi, insediatisi in questi territori nel corso dei secoli. Queste tradizioni furono innestate nell'ambiente submediterraneo trasformandosi e arricchendosi con nuovi elementi. Un classico esempio ne la fusione tra l'iconografia e il simbolismo dell'antica divinità italica Silvano e lo "'zeleni Juraj", Giorgio il Verde, dei Croati, portatori della nuova scrittura glagolitica, nel IX sec. Qui, sull'esempio di Fianona, siamo testimoni di una trasformazione documentata delle antiche tradizioni pagane nelle credenze degli Slavi, che molto presto però aderirono alla religione cristiana, inserendovi comunque antichi elementi autoctoni latini e quelli nuovi, slavi. Va però detto che nell'area gravitante attorno al Monte Maggiore il processo di cristianizzazione e di inserimento nelle correnti spirituali feudali dell'Europa si svolse molto più lentamente che non nel resto dell'Istria o sulle vicine isole quarnerine. Così il culto, molto popolare, di Giorgio il Verde, nel corso dei secoli XIII e XIV, viene trasformandosi iconograficamente nell'immagine tipicamente medioevale di S. Giorgio, cavaliere che uccide (!) il drago verde. S. Giorgio è oggi il protettore di Fianona, Bersezio e Laurana.

Molto interessanti sono pure le testimonianze topografiche sul culto di Perun, antica divinità slava. Sopra Moschiena si erge un imponente giogo montano chiamato Perun, ai cui piedi, in una valle ombrosa, si adagiano due antichissimi villaggi abbandonati: Trebišća e Maji. Il culto del dio Perun era molto diffuso nel periodo delle migrazioni slave nel VI secolo, quando Perun-folgorante, iconograficamente simile a Zeus-Giove oppure Odino, diviene il protettore del gruppo maschile gentilizio-militare che guida la propria tribù durante le migrazioni. Così accanto a Svevid (S. Vito) o Svantovid (la cui incarnazione nel culto di Veles o Voles si riscontra nel toponimo di Volosca) e Troglav, Perun diviene la principale divinità del pantheon slavo precristiano. "Trebišća" erano detti i luoghi ove si allestivano le are sacrificali e, al tempo del culto di Perun, all'uopo si accendeva un fuoco rituale, con ceppi di quercia, su piattaforme di forma rotonda, costruite per l'occasione. Forse un giorno gli archeologi scopriranno sulla vetta del Perun le tracce di un santuario dedicato a questo nume, simile a quello distrutto nell'anno 988 a Kiev dal principe Vladimiro, sulle cui fondamenta fece erigere la più vecchia chiesa russa cristiana.

L'ortodossia cattolica viene contestata da queste genti, in particolare al tempo della controriforma e della dominazione dell'ordine dei gesuiti; lo testimoniano i numerosi racconti sul folletto dei boschi Malik e sulle fate che con i loro scherzi bizzarri e maliziosi molestano gli sconsiderati che vorrebbero appropriarsi il"tesoro" nascosto; il popolo di regola insedia folletti e fate nelle località archeologiche, specialmente quando queste consistono in rocce di forma insolita oppure si trovano accanto a pozze o sorgenti d'acqua.

Ricorderemo qui un dato registrato nella seconda metà del XIX secolo a Moschiena, quando, in occasione della ricostruzione di una vecchia casa, nell'architrave della porta venne rinvenuta una scure neolitica levigata. Si tratta dell'usanza - più frequente nell'entroterra croato - di murare un oggetto indubitalmente antico, in particolare la scure, sotto o sopra l'ingresso della casa a protezione della stessa e dei suoi abitatori, come scongiuro contro la sfortuna. Ci sono centinaia di altre storie e memorie delle usanze degli abitanti del Monte Maggiore, ma concluderemo con la leggenda sull'origine di un ponticello naturale in pietra, chiamato Proyrtenica, sul monte Sissol. In quel di Bersezio raccontano che questo prodigio è stato opera dello stesso "Kraljević Marko" (il Reuccio Marco - personaggio epico delle storie popolari slave, che narrano delle guerre contro i Turchi), che scagliò sul monte una lancia, mentre si trovava addirittura sul massiccio del Velebit (nella Dalmazia}..

Fianona, e poi Vozilići (Vosilla), Nova Vas (Villanova), Jesenovik (Sucodru) e Šušnjevica (Valdarsa). I nuovi abitanti, di mentalità diversa, dediti prevalentemente all'allevamento del bestiame, ci hanno tramandato il nome del Monte Maggiore, la cui antica denominazione, fino a XVI secolo, era Monte Caldiera, a indicare una montagna somigliante ad una caldaia in ebollizione, un'immagine cui il Monte Maggiore effettivamente rimanda, con quel suo copricapo fatto di nubi, continua minaccia di improvvisi temporali locali.


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Created: Tuesday, September 19, 2000; Last updated: Thursday, February 25, 2016
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