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Cicarija - Ciceria Region
Cities, Towns and Hamlets

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Sul dorso del monte
A piedi dal Planik a Fianona

[Tratto da: Željko Pojak , "Sul dorso del monte", © Jurina i Franina, rivista di varia cultura istriana, n. 51, estate-autunno 1992, Libar od Grozda (Pula), p. 44-47.]

Facendo delle ricerche sul primo reportage alpinistico della letteratura croata, una ventina d'anni fa scoprii che era l'articolo "Zora na Ucki" (Alba sul Monte Maggiore) pubblicato nel 1852 da A, C, (Avelin Ćepulić) nello zagabrese "'Neven". Vi si descriveva la scalata notturna di un gruppo di alpinisti fiumani i quali, in un tempo in cui al mondo non esistevano ancora organizzazioni alpinistiche, si arrampicarono faticosamente sulla cima per attendervi l'alba: "L'erta è tale per cui ti ci puoi arrampicare solo carponi. Dopo intere mezze ore impiegate per arrampicarci e strisciare, ognuno accanto al proprio fido compagno, da una roccia all'altra, e dopo che le mani serrate sui picchi gelati si erano intirizzite per il freddo, e la bora ci ebbe ben bene sventolati, eccoci in vetta al Monte Maggiore".

Qual è il segreto del potere magnetico del nostro bel Monte, quel magico potere che spinge la gente ad alzarsi di notte dal letto per cimentarsi nell'oscurità  con il freddo e la bora? è una domanda cui non ho trovato la risposta sui libri; l'ho perciò cercata - quella risposta - seguendo le orme dei nostri lontani predecessori. Oggi so in che cosa consista quel potere, ma non so spiegarlo a parole. Il vocabolario è troppo misero e la carta un mezzo all'uopo troppo scialbo. è una domanda cui non possono rispondere confacentemente neanche gli innumerevoli visitatori del Monte Maggiore che da Abbazia, Laurana, Moschiena o dal valico del Poklon si arrampicano sui suoi versanti. La breve gita li entusiasma, viene conservata nella memoria come un bel ricordo, ma tutto finisce li'. Per percepire il Monte Maggiore in piena coscienza e con tutti i sensi bisogna seguire il lontano esempio di Ćepulić e dei suoi compagni: visitarlo a piedi e non in automobile, a prescindere del periodo del giorno o dell'anno, passarvi la notte e il giorno, col sole e con il maltempo, con i prati fioriti o con la neve e la bora. La gratificazione sarà  enorme: scoprire che cosa sia il Monte Maggiore e che cosa vi può offrire.

Uno sguardo alla carta geografica mi fece venire una felice idea: il Monte Maggiore con la sua lunghezza e la dorsale pronunciata sembra fatto apposta per un pellegrinaggio a piedi, di cima in cima, dall'inizio alla fine. Si tratterà  di due-tre giorni lungo un itinerario inusitato, senza tema di non trovare dove perpottare: ci sono due rifugi. Bisogna soltanto premunirsi d'acqua, se non si sa dove siano le sorgenti. E azzeccare il tempo giusto, quando l'aria è trasparente e gli orizzonto sgombri, perchè sono proprio le vedute che rendono il Monte Maggiore impareggiabile.

Fu così che un giorno mi ritrovai nel villaggio istriano di Brgudac, o meglio in quanto vi rimane, perchè dopo le atrocità  della II guerra mondiale vi sono state riparate solo poche case. I superstiti e i loro discendenti le usano oggi come case di villeggiatura, sicchè la vita vi ritorna solo al sabato e alla domenica.

 

Da Brgudac, salendo per un buon viottolo, si arriva in meno di un'ora di cammino sotto la rupe "Brajkov vrh": da lì lo spettacolo che si offre alla vista è mozzafiato. Sotto le bianche balze calcaree verdeggia una radura fiorita, dove erompe una gagliarda fonte di buona acqua potabile che rimbalza pittorescamente in una serie di cascatelle confluenti in un laghetto, nel quale si riflette il monte Vojak, la più alta cima del Monte Maggiore. Che è ancora parecchio distante, almeno a mezza giornata di buon passo, perciò si pernotta qui, a mille metri di altezza, in un rifugio costruito nel 1989 dagli alpinisti polesi. Ci vuole uno sforzo di volontà  per decidersi, in questo angolo romantico, ad andare a dormire, specie se si è in buona compagnia, ma è la miglior cosa da farsi, perchè l'indomani la giornata sarà  faticosa.

Il mattino seguente il cammino riprende su un sentiero di montagna ben segnato, che serpeggia per ore attraverso boschetti e radure e conduce in leggera salita in cima alla Ciceria, sul Planik (1273 m). Per quanto meno alto del Monte Maggiore, dal suo coccuzzolo si spalanca una vista tale che non si sa da che parte volgersi: ad ovest verso l'Istria, ad est verso il Quarnero e il Gorski kotar o a nord verso Monte Nevoso in Slovenia... La solennità  della natura ci fa comprendere perchè i vecchi Fiumani chiamassero il Planik "Le Alpe Grande", nonostante che non sia ne le Alpi ne così alto.

Seguono due-tre ore di facile cammino, quasi sempre in leggera discesa, fino al Poklon, è un noto valico stradale sul dorso del Monte Maggiore, che segna il confine tra questo e la Ciceria, un pò dimenticato da quando esiste la galleria. è il leggendario posto di ristoro dei pellegri ni istriani di un tempo che, diretti alla Madonna di Tersatto, da qui vedevano per la prima volta il santuario, si inginocchin loro ricordo è rimasto il nome Poklon (significa dono, omaggio, riverenza).

Qui si pernotta. Si può scegliere tra il modesto ma gradevole rifugio alpino degli abbaziani e l'albergo. La sera ci stupirà  con la ricchezza del suo cielo stellato, perchè da quest'altezza l'aria pura ci svela nell'universo migliaia di corpi celesti che in pianura non sono accessibili all'occhio umano. Ancora un omaggio ammirato alla volta stellata, e a quell'altro mare di luci che ammiccano a Fiume e nelle frazioni limitrofe, universo minore, alveare umano..

Bisogna alzarsi presto anche il mattino seguente, perchè ci attende un viaggio lungo e faticoso. Dapprima un'ora e mezza di ascesa lungo un sentiero ben segnato che, in continui tornanti, ci porta fino al punto più alto del nostro itinerario, il Vojak (1400 m). Accederemo alla sua cima costeggiando la gigantesca stazione di telecomunicazione, ma sarà  meglio non badarci, perche rovina lo spettacolo della natura: qui come altrove, sulle cime di altre montagne. Chissà quando la tecnica farà  progressi tali da rendere inutili questi mostri nell'idillio della natura, viene spontaneo chiedersi.

In vetta ci si prende un lungo riposo, e a ragione. Abbiamo superato la pendenza più forte di tutto il cammino, giungendo a un coccuzzolo nudo e sporgente, dal quale si offre un panorama senza dubbio unico non solo in Croazia ma in tutta la regione adriatica. L'Istria è profondamente conficcata, come un cuneo, nell'Adriatico e la sua cima più alta appare perciò olimpicamente solitaria. Apriamo la carta geografica lanciando gridolini compiaciuti ogni volta che riconosciamo determinati punti all'orizzonte, a incominciare dal Gorski kotar, dal Quarnero, dalle isole e dal Velebit, da una parte, e, attraverso l'Istria e le Alpi Giulie, dall'altra, fino alle Dolomiti. Le loro vette coperte di ghiacci eterni abbacinano anche in piena estate. è un panorama che incatena alla vetta. Ben noto da tempo agli intenditori europei. Ed è appunto passato un intero secolo da quando gli alpinisti viennesi pubblicarono il primo disegno di questo panorama. Il foglio su cui venne stampato è lungo più di un metro e, come ne risulta, lo sguardo si può spingere oltre Trieste fina ad Aquileia, in Italia. Non deve perciò meravigliare se da allora cova sempre l'idea di costruire una teleferica turistica per raggiungere senza sforzo "un'erta tale che ti ci puoi arrampicare solo carponi". Gli ecologisti naturalmente dissentiranno. Non basta, diranno, quel mostro TV e la strada che vi conduce e che ha irrimediabilmente deturpato il versante orientale del Monte Maggiore? I Fiumani si sono ormai abituati a quella bianca cicatrice nel manto verde, non la notano nemmeno piu', ma essa è lì come testimonianza della sconsideratezza umana.

Ci accomiatiamo dal Vojak, semplicemente Monte Maggiore, Come lo chiamavano i vecchi Fiumani, e proseguiamo verso sud. Scenderemo dapprima nel villaggio montano di Vela Učka (950 m circa), un altro paese abbandonato. Ci prende la malinconia alla vista dei focolari deserti, delle case fatiscenti, della macchia che invade i magnifici prati. La gente se n'è andata altrove, a cercare una vita meno difficile di questa in montagna. Le potenti sorgenti al di sopra del villaggio, che scaturiscono al confine tra il calcare permeabile e l'impermeabile flysch, sono tutte recintate e dotate di tubature che riforniscono le località turistiche della costa liburnica. Anche l'ultima parte del nostro viaggio lungo la dorsale del Monte Maggiore, che richiede praticamente un'intera giornata di cammino, è qualcosa di speciale. Non ci sono sentieri, non ci sono uomini ne luoghi abitati, e non ci sono nemmeno quei segnali alpini che infondono sicurezza e consentono di procedere tranquillamente. L'arido carso cede ogni tanto il posto a oasi verdi di erba e boscaglia.

Ci vuole una certa ingegnosità  nell'indovinare la direzione migliore. Le vedute si aprono un momento a sinistra, sul Quarnero, e subito dopo a destra, sull'Istria. Il paesaggio diventa gradatamento monotono e quando si sta già  per averne abbastanza, ecco il Sissol. è quella cima conica e rocciosa dove per l'ultima volta la dorsale del Monte Maggiore s'impenna verso il cielo, la cima che ispirò lo scrittore Eugen Kumičić, che la osservava dalla sua natia Bersezio, giù in fondo, e che gli fece prendere lo pseudonimo di Jenio Sisolski [Eugenio de Sisola], è una cima che pochi conoscono da vicino e quei pochi non la dimenticheranno mai. Qui ci si può immedesimare nell'orrore del riarso carso dinarico, delle sue rupi e voragini; qui, se si vuole, si può sbirciare negli anfratti della terra per vedere com 'è fatta la montagna dal di dentro, ma ci si può anche beare della bellezza dell'ampia veduta, diversa da quelle che si offrono dal Planik o dal Vojak. Coloro che hanno una macchina fotografica non lesinano scatti, desiderano immortalare tutto, anche se si sa che purtroppo il redattore correderà  queste note di viaggio con non molte fotografie. Vorremmo che una fosse la vista della piana di Čepić, in Istria, ripresa da una prospettiva di uccello, un tappeto intessuto da infinite parcelle di terra amorevolmente curate.

Il finale del nostro viaggio è maestoso. Raggiunta la cima del Kalić (712 m), dove effettivamente termina la dorsale del Monte Maggiore, s'inizia la discesa. E di nuovo uno spettacolo meraviglioso. Nell'abisso sotto di noi risplende l'azzurro del canale di Fianona, cui fa la guardia, arrampicata su una rupe come un nido di aquila, l'antica, storica cittadina omonima. Anche noi ci sentiamo la vista d'aquila, da lassu'. Scendendo lungo un ripido pendio fino alla fermata d'autobus, torniamo con la fantasia ai tempi trascorsi, ai popoli, alle migrazioni e alle battaglie che si svolsero in quest'importante punto strategico.

Il Monte Maggiore, l'Učka (o Vučka planina, cioè montagna dei lupi, come ritiene Kurelac), è alle nostre spalle. Ne abbiamo fatto un'esperienza del tutto diversa da quella dei gitanti provenienti dalla costa liburnica o da coloro i quali contattano la natura attraverso i finestrini delle automobili. E non ci dispiace. Ne ci rammarichiamo per la sete patita, le affaticanti salite o gli scontri con le spine e con le pietraie scoscese. Siamo più ricchi di un'esperienza di bellezza che non a tutti è data. E ne siamo appagati.

Željko Pojak (tradutto da Elis Barbalich-Geromella)


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Created: Monday, October 02, 2000; Last Updated: Thursday, February 25, 2016
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