Koper - Capodistria
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Il Collegio de' Nobili in Capodistria.

[Tratto dal L'Istria, Anno I, No. 26-27, Sabato 9 Maggio 1846, p. 107-108.]

Sin dal principio dello scorso secolo trovasi fondato in Capodistria sotto il titolo di Collegio de' Nobili un istituto scolastico d'istruzione elementare, ginnasiale, e sino alla filosofia inclusivamente, dotato e consegnato all'illustre religione de' Chierici regolari delle Scuole Pie, detti nelle nostre parti Scolopt, ed altrove Piaristi.

Il corpo de' Nobili ne fu il fondatore e il dotante; e ne venne quindi riconosciuto Juspatrono, fino con Ducali del Veneto Senato 4 settembre 1734.

L'esercizio del Juspatronato fu dal Corpo de' Nobili conferito alli propri sindaci (o capi del comune, che erano due), con parte presa li 19 agosto 1708; approvata dal Senato; ed ai sindaci restò aggiunto il titolo di deputati sopra il collegio.

Esercitarono essi nei primi tempi il loro diritto in tutta l'estensione. In seguito la loro attività disparve quasi ad un tratto. I padri scolopî rimasero, per così dire, isolati. Fecero essi però tutti gli sforzi della loro virtù.

Sopravennero poscia le calamità de' tempi, non prevedute all'epoca della fondazione, nè possibili da prevedersi.

Allorchè poi, caduta la veneta Repubblica vi sottentrò la paterna dominazione dell'Austria al principio di questo secolo, e che sotto i suoi auspici ogni cosa si andò riordinando; Capodistria conobbe che ogni ostacolo doveva scomparire in faccia al grande oggetto dell'educazione.

In quel Collegio la gioventù trovava la memoria, l'effigie, e le opere di molti uomini saggi che sudarono sopra i libri nelle stesse pareti, e si resero celebri in patria, in Italia, e presso le corti d'Europa; concorrendovi gli scolari da Trieste, dall'Istria, dalla Dalmazia, ed anche dalle Isole Jonie e dalla Grecia.

Questo fu considerato dai Capodistriani un fuoco sacro; ed i sindaci deputati nel 1802 abbracciarono con trasporto l'occasione di conservare, come esprimevansi, questo fuoco e questo focolare, stipulando co' benemeriti padri Scolopt una convenzione, datata in Capodistria nell'ufficio della magnifica deputazione sindacale (che corrisponderebbe ora alla podestaria), il giorno primo di gennaio 1803, quasi solenne inaugurazione di quell'anno.

Venne essa firmata dai due sindaci deputati: Angelo Venier ed Angelo Calafati, inoltre dal P. Saverio Tagliaferri di Idelfonso rettore del collegio; dal marchese Girolamo Gravisi, e dal Dr. proto-medico Leone Urbani quali testimoni; e dal sig. Nicolò Baseggio qual cancelliere.

A tenore di tal convenzione le scuole erano pubbliche, con annessovi convitto; per conseguenza libero era ad esse scuole l'accesso, tanto agli scolari esterni non convittori, sì cittadini che forestieri, quanto ai convittori, o interni; questi dovevano appartenere alla gioventù di condizione civile tanto civica e provinciale, quanto forestiera. Cosi che il titolo di Collegio dei Nobili significava piuttosto la classe da cui ripeteva la sua origine, e non già un'esclusione per i non nobili.

L'edilìzio, di ragione civica, a ciò destinato, era ampio, arioso, con due cortili, ortaglia, ed annessa chiesa, detta di S. Maria Nuova, ora atterrata.

Sette individui religiosi Scolopj dovevano immancabilmente comporre il collegio: 1.° Il padre Rettore; 2.° il padre Prefetto; 3.° il padre Direttore di spirito; 4.° il primo Maestro che insegna a leggere e scrivere, l'abbaco e le concordanze (con l'insegnamento in italiano, e lo studio del latino); 5.° il secondo Maestro che insegna le due classi di grammatica (in italiano e latino, e così avanti); 6.° il terzo Maestro che insegna l'umanità e la rettorica; 7.° il quarto Maestro che insegna la filosofia e le matematiche.

Dovevano inoltre avere essi 7 religiosi, tre persone attaccate al loro servizio; fra cui un fratello laico. Ma il numero non n'era sempre completo, concedendosi che uno dei Padri abbinasse più mansioni. Per esempio di prefetto e maestro; o di maestro e direttore di spirito ec.

La missione ed il richiamo del li sette indicati religiosi dipendeva dal loro superiore generale, residente in Roma; ed il collegio di Capodistria era considerato come filiale del collegio Nazareno di Roma, spettante alla provincia romana dell'ordine piarista suddetto, al cui provinciale incombeva di farne la visita a norma delle sacre costituzioni dell'ordine.

L'appuntamento per il convitto poteva variare, secondo le circostanze; ma non oltrepassare 3 lire venete al giorno per convittore (33 carantani).

Siccome gli anteriori assegnamenti, in parte paralizzati, non erano più corrispondenti ai bisogni de' tempi, così alli 7 Padri e loro 3 famigliari furono assegnate lire venete 3 al giorno per ciascheduno; ragguagliate a lire 915 al mese; 10980 all'anno; (sarebbero pari a 2000 fiorini M. di C.)

A conto di tale assegnamento fu convenuto che li Padri avebbero continuato ad esigere le solite corrisponsioni dalle seguenti casse: 1.° Dal Fondaco di Capodistria lire 1126; 2.° dalla regia Cassa per conto degli onorari delle cariche civiche ceduti ai Padri sin dalla fondazione del collegio lire 912:18 soldi; 3.° Da essa regia Cassa per conto delle scuole laiche della provincia, li beni delle quali erano stati venduti ed incamerato il ritrattone, lire 816; 4.° dalla Cassa del S. Monte di Capodistria lire 238:2 soldi, totale lire 3093.

Per saldo delle 10980 al collegio, rimanendo ancora da pagarsi annue lire 7887, questa somma venne assegnata alli Padri dalle seguenti tre casse: 1.° dal Fondaco per 1/3 cioè per lire 2629; 2.° dalla cassa civica per 1/3 cioè lire 2629; 3.° dalla Cassa regia per 1/3 cioè lire 2629; non già per conto della Cassa regia, ma per conto e dei danari delle scuole laiche possidenti nella provincia, in conformità ad una nuova tassa apposita, da versarsi nella Cassa regia, affinchè potesse farsene il versamento al collegio.

I convittori non potevano uscire che in uniforme, che era blu, con paramani e collare di velluto rosso; nè potevano mai pernottare fuori di collegio.

L'anno scolastico andava dall'11 novembre all'11 settembre, ma per solito finiva il 27 agosto con la festa di S. Giuseppe Calassanzio, fondatore dell'ordine delle scuole pie.

[108] Le lezioni duravano 5 ore al giorno; 2 e 1/2 alla mattina, e 2 e 1/2 al dopopranzo.

I convittori potevano avere dei maestri d'altre lingue, come di tedesco, francese ec., e di belle arti, come di ballo, di suono, di scherma ec, sempre sotto la sorveglianza dei Padri.

Dividevansi in due o più camerate, secondo il numero, e l'età; dormivano, i piccoli in dormitorî comuni; i grandi, in appositi stanzini.

L'orario interno era ripartito fra gli uffici religiosi, lo studio e la ricreazione regolarmente.

Nel carnevale si davano delle rappresentazioni teatrali, cui interveniva il fiore della città; e per questo esisteva nel collegio un apposito elegante teatro. Nel quale tenevansi ancora le accademie rettoriche di versi e prose, e le dispute filosofiche, specie di esami, allora in uso. Dall'altro canto nella cattedrale, nelle processioni, ed in ogni pubblica festa, i convittori del collegio godevano privilegi di posto, e d'inviti, insieme alla nobiltà del paese, dalla quale in sostanza sempre rilevavano.

L'educazione del collegio di Capodistria era affidata a precettori valenti, e conoscitori della società; e riusciva quindi solida e civile; religiosa e disinvolta; senza divagazioni e senza pedanterìa. Quelli che volevano progredire negli studi di Facoltà solevano recarsi all'università di Padova.

Su queste basi durò il collegio fino alla venuta del governo francese nel 1805; il quale con misure demaniali atterrando i mezzi economici su cui si fondava, e propendendo alla soppressione dei Regolari, mirò a trasformarlo in Licèo, con aggiuntevi cattedre di disegno e di legge ec; il che s'andò eseguendo nel 1807-1808.

II convitto continuò; ma l'istruzione fu divisa fra i padri ed i professori secolari; e s* introdusse così un elemento di eterogeneità distruttivo.

Sennonchè la cessazione della prefettura in Capodistria, la creazione del collegio imperiale di Trieste, la creazione di un'unica provincia sotto titolo di Intendenza d'Istria che abbracciava oltre la penisola anche la contea di Gorizia, colla centrale di Trieste, l'erezione in Trieste del collegio-convitto Rado, molto contribuirono a far decadere il collegio di Capodistria.

Ritornata la provincia in sul finire del 1813 sotto l'austriaco governo, la commissione provinciale che fungeva il ministero di governo provinciale ristabilì il collegio, come era nel 1805, e vi ritornarono i padri, meno certo P. Salvatore Castelli, straniero di nascita, fiorentino di educazione, che meglio giudicando i tempi e prevedendo le cose, si tenne nello stato del sacerdozio secolare.

Scarso si fu il numero dei professori dell'ordine delle scuole pie, perlochè dovette supplirsi il difetto con persone tolte dall'ordine del clero regolare, del clero secolare, più tardi dall'ordine laico. Il convitto venne riaperto e frequentato. Il Liceo separato del tutto dal collegio, era provveduto di professori dell'ordine ecclesiastico, fra cui il P. Salvatore Castelli, alcuni dei quali erano contemporaneamente professori del seminario.

In sul finire dell'anno 1817 il collegio venne soppresso; i padri che erano forestieri rimandati alle patrie loro, il padre Marini che era di Capodistria mandato al convento di Ragusi, ove lasciò bellissimo nome e memoria di sè, compianto pubblicamente al suo morire.

Non venne però tolto nè il convitto, nè il ginnasio, nè il liceo; che furono anzi mantenuti, in via però provvisoria, il seminario veniva levato.

Direttore del liceo fu il canonico Eggenberger, vicedirettore del ginnasio il canonico Castellani, già rettore del seminario; ed il padre Castelli era ad un tempo professore del liceo, prefetto del ginnasio, e rettore del collegio. Ed era egli dotta e proba persona, dell'educazione amantissima, che resse lo stabilimento per un anno ancora, e lo riduceva a forme che più adatte erano ai tempi moderni, sebbene vecchio fosse il Castelli.

Morto il quale appunto nelle ferie autunnali del 1818, erano le menti persuase che anco il convitto dovesse cessare, per il che la deficienza di rettore (nessuno era stato surrogato al Castelli), chiuse la via al convitto. Pure vi fu un giovanetto che allievo già del collegio, e del Castelli veneratore, insistè di venire accolto, e lo fu sotto speranza di approvazione superiore; per un anno intero ei fu il solo convittore, e l'abbate Don Luigi Bencich professore di belle lettere e poesia, fu direttore di queir unico convittore. Al finire di quell'anno cessò il liceo, rimase il ginnasio; il convitto però tornò a rivivere per breve tempo. L'educazione in convitto sembrava contraria nelle menti di alcuni all'indole dei tempi; pel passato il rettore del collegio era direttore del convitto, prefetto del ginnasio; tolti i claustrali, il prefetto credette di suo diritto la carica di direttore cui era unito un emolumento, e la quale era di collazione del comune; terminarono le divergenze colla soppressione del convitto.

Nel 1842 il ginnasio veniva tolto e trasferito in Trieste. (art. com.)


Queste notizie inviateci da persona che riveriamo assaissimo, le accogliamo tanto più volentieri quantochè ci rammentano la gratitudine che professiamo ai padri scolopt, al P. Castelli, ed a chi subentrò a questi nel primo anno, per l'educazione avuta. Vi aggiungeremo non sapere cosa già divenuto della biblioteca del convitto che già era numerosa, ed alla quale si era unita (non sappiamo a quale titolo) la biblioteca dell'Accademia letteraria di Capodistria: cosa sia divenuto di quei quadri (e ve ne erano di insigni) della scuola romana e della scuola veneta, e dei molti rami che decoravano le sale e gli ambulacri. Qualche anno più tardi, ci parve vedere le tele dei quadri impiegate ad uso cui, se il pittore avesse presagito, non avrebbe intinto il pennello. Non più vi leggemmo i nomi di maestri, o di scolari divenuti insigni per virtù, per sapere, per cariche; bensì recente inscrizione latina la quale tramandava ai posteri la memoria che nel dì tale, dell'anno tale, il professore tale, con un solo colpo (di borella) aveva rovesciati tutti i nove birilli (zoni), VNO ICTV OMNES CONOS STRAVIT.


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This page compliments of Marisa Ciceran

Created: Monday, August 15, 2011; Last Updated: Monday, September 26, 2011
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