Fianona - Plomin
Cities, Towns and Hamlets


La romana «Flanona»
di Mario Gerbini

Il Borgo

A metà strada tra Pola e Fiume, là dove la statale liburnica, lasciata Albona e proseguendo verso Nord, si affaccia su on profondo foirdo che si apre sul Quarnaro, si incontra l'abitato di Fianona, nido d'aquila dominante il mare, già insidiamento preistorico e poi importante castelliere fortificato, ampiamente descritto dagli storici antichi per l'importanza dei ritrovamenti archeologici avvenuti anche in epoche diverse e per esser stato, fin dal 200 a.C., fra le poche località dell'Istria a venir raggiunta dalle carovaniere venete e celtiche.

Le sue prime mura furono quelle del castelliere situato sulla sommità della collina, sede attuale dell'abitato: un torrione che si ergeva sul fiordo, sulle sue vie di accesso, permanente osservatorio sul mare.

Le mura delle fortezze aquileiesi-venete

La sua posizione è confermata anche dal Degrassi negli Atti della Regia Accademia dei Lincei nel1934. Di questo castelliere Fianona conserva ancora le caratteristiche peculiari, per le sue mura, per le sue viuzze a gradinata, per i suoi cortili, per le sue case costruite una accanto all'altra, una sopra l'altra, in un gioco volumetrico di vuoti e di pieni, come se fosse dettato dai più severi canoni dell'architettura.

Resti di origini celtica, utensili, oggetti e vasellame di ogni tipo ed uso domestico, rustiche armi di silice e bronzo, convalidano ampiamente l'esistenza di questo insediamento fin dalla preistoria, mentre ciò che rimane delle antiche mura testimonia della sua lunga storia.

Lo studioso austriaco G. Stradner nel 1903, nel suo volume «Istria», tradotto in italiano da A. Stefani per l'editrice Schimpff di Trieste, afferma: «... il castelliere di Fianona s'adagiava sulla sornmità della rupe, quasi a strapiombo sulla sottostante vallata, con una triplice corona di mass...»

Nel 1931 la Sovrintendenza alle Antichità dell'Istria diede inizio agli scavi che portarono alIa luce resti di notevole interesse dell'epoca preromana, quasi sicuramente celtica. La quantità dei reperti raccolti nel Museo di Pola induce a credere che la zona sia stata, in epoca assai antica, sede di un vero e proprio complesso di costruzioni.

I reperti della civiltà istriana dei castellieri conservati presso il Museo di Parenzo provengono in buona parte dalla zona di Fianona.

Nella pubblicazione «Sulla riviera Liburnica» edita a Fiume nel 1897, Domenico Venturini afferma tra l'altro: «Montemaggiore, da Castua a Fianona si presenta alla fantasia riscaldata dall'ambiente e dal cumulo di ricordi storici, con i suoi colli coronati da castellieri, come diademi di pietra...». Le parole dello studioso ci riportano alIa memoria il monte Orli che, ripido e venato di pietra chiaroscura, troneggia sopra Fianona, immobile sentinella a guardia dell'impenetrabile mistero del passato.

Il fiordo di Fianona - "Punta Gatto" (Roman Sinus Flanaticus) (Fotografato da Marisa Ciceran 15 luglio 1998)

Ma la perla centrale dell'ambiente è il fiordo di Fianona, lingua di mare di un intenso verde, che per 4 chilometri si insinua nel Carso istriano, con lievi e sinuose curve. La sua larghezza varia dai 400 ai 250 metri fin dove ha termine in una palude ai margini della quale troviamo le banchine di Porto Fianona.

In fondo al fiordo, Porto Fianona

Il fiordo visto da Vosilla

Questo fiordo è il secondo dell'lstria dopo quello di Leme sulla costa adriatica. Sulle sue rive ripide e calcaree, dove il verde dei pini si perde in un mare dorato di fiori di ginestra, l'aria e pregna del profumo balsamico di questa leguminosa, della salvia, del sangrego e della menta in fiore a primavera.

La Storia

Nel 181 a.C. i Romani fondano Aquileia e ne1178-177 a.C. al comando di Aulo Manlio Vulsone e Caio Furio Burtone, affrontano gli Istri e, dopo una lunga guerra e la distruzione della loro capitale Nesazio, occupano tutta la penisola istriana.

Sull'insediamento preesistente, per la sua posizione fisica e geopolitica, i Romani fondano Flanona che, nel 12 d.C. sotto l'Imperatore Augusto (27 a.C.-14 d.C.) diviene «Municipium».

Nel 1934, ancora il Degrassi cosi scrive: «... città romana ebbe, per attestazione di Plinio, il jus italicum ed i suoi figli militarono nel1a militia praetoriana ed un curator rei publicae flanaticum ebbe l'onore di un monumento a Pola.

Flanona fu oppidum, città fortificata ed anche il suo porto, in rondo al fiordo omonimo, ebbe notevole importanza militare.

Il suo abitato venne a trovarsi, dopo gli anni 80 d.C., sulla grande arteria romana, la via Flavia che, partendo da Aquileia ed attraversata Tergeste (Trieste), giungeva a Pietas Julia (Pola) per proseguire verso nord fino a Tarsatica (Fiume) e, dopo 425 miglia, col1egarsi alla via Egnatia in Dalmazia.

La città, ascritta alla famiglia Claudia, è spesso nominata e la sua importanza messa in evidenza da Plinio il vecchio, Claudio Tolomeo, Artemidoro, Domenico Zavoreo, nonchè dagli storici dell'era moderna.

A Fianona trovarono la morte due Cesari: nel 326 Crispo, figlio dell'Imperatore Costantino che lo aveva incolpato di tentata seduzione dell'Imperatrice Fausta, sua madrina; nel 354 Gallo Cesare, fratello di Giuliano l'Apostata.

Flanona diede storicamente il nome di Sinus Flanaticus all'odierno golfo del Quarnaro: Artemidoro da Efeso (100 a.C;) lo chiamò Sinus Flanonicus, mentre Plinio e la Tavola Peutingeriana parlano di Sinus Flanaticus.

Del periodo romano, reperti di alto pregio adornano oggi i Musei di Pola e di Parenzo ed il lapidario di Fianona posto a ridosso della Chiesa parrocchiale e coordinato dal prof. Melchiorre Corelli di Pedena (1886-1955).

Nel 248 Goti e Vandali invadono e devastano l'Istria mentre nel 476 cade l'Impero Romano d'Occidente e l'Italia con l'Istria passano sotto il dominio di Odoacre e degli Eruli per passare dopo il 489 sotto il dominio di Teodorico.

Dal 500 al 1000 Flanona, porta orientale dell'Istria, è particolarmente colpita e più volte invasa, spogliata e devastata, specie ad opera degli Avari e delle prime tribu slave alloro seguito (VII secolo) e la cittadella non riavrà più l'antico suo splendore e la sua storica importanza.

Così al1a fine d'Aprile del 1012 Enrico II, successo all'Imperatore Ottone III cede Flanona assieme ad Albona, Pisino e Pedena a Giovanni, Patriarca di Aquileia.

Nel 1368 il Patriarca Morquardo nomina il Capitano albonese Lovizza, uomo autoritario, ma molto stimato, Albonae et Flanonae Potestas, carica podestarile che durerà fino a1 Trattato di Campoformido, 1797.

I Patriarchi di Aquileia cingono Fianona di alte mura a difesa delle invasioni provenienti da oriente. Nonostante questo, ne1 1295, Alberto II, Conte di Gorizia, occupa Albona, Flanona, Pinguente e Due Castelli, ma è costretto un anno dopo a restituire tali territori ad Aquileia.

Ma già nel luglio 1420, quando buona parte dell'Istria si è sottomessa a Venezia, il Senato della Serenissima Repubblica accetta anche le condizioni di dedizione di Fianona ed Albona, città delle quali diventa Podestà commune Caterino Barbo, mentre i paesi del contado, Cosiliacco, Felicia e Chersano, continuano a far parte della Contea di Pisino.

Il leone marciano donato da Venezia

 

Venezia pone i suoi confini in Istria a Zagorie ed alla Punta Pax tecum, mentre la popolazione accetta di buon grado tale assestamento, in quanto di sentimenti chiaramente latini e veneti sia nella cultura che nella parlata.

Datato 1438 e ritrovato nell'archivio storico della famiglia albonese degli Scampicchio, lo Statuto di Fianona sta a dimostrare ancora una volta l'importanza di questo borgo fortificato, da considerare al livello dei liberi Comuni sorti in Istria sul modello degli avvenimenti storici che ebbero luogo in que1 tempo nella vicina penisola italica.

Fianona, scalo marittimo con ampio retroterra, al cui porto affluiscono le strade di Albona, Pisino, Chersano e Cosiliacco, guarda con fiducia alla Serenissima per una sua ripresa economica e commerciale e ne diviene ben presto fedelissima, fornendo abili piloti per la navigazione, marinai e soldati e vivendone i momenti storici della sua gloriosa storia.

Fianona diventa emporio di una vasta zona dell'Istria ed esporta a Venezia legna da ardere e da opera, olio, vino, formaggi e lana, pietra da costruzione mentre importa cereali, che nel suo porto c'è I'ampio granaio di Tonetti, riso, zucchero, etc.L'Istria veneta, specie quella orientale, è spesso soggetta ad attacchi da parte dei pirati Uscocchi provenienti dalle isole della Dalmazia. Nel 1599 gli Uscocchi assaltano Fianona, la occupano devastandola. e spogliandola in maniera disastrosa.

Nella dura battaglia si distingue il comandante le milizie venete, il fianonese capitano Gaspare Calavani che, preso prigioniero, viene scorticato vivo. Venezia a sua memoria donerà a Fianona una lapide con illeone alato, che sara murata sulle lombarde. I francesi demoliranno la lapide, che Venezia ridonerà a Fianona «la fedelissima» nel 1929, essendo Podestà del luogo il nobile Giulio de Pangher-Manzini; ma nel 1946 la lapide verrà nuovamente rimossa e questa volta ad opera degli occupatori jugoslavi.

Di fatto dal 1420 l'Istria è ancora divisa: al centro la Contea austriaca di Pisino, sulla larga fascia costiera la Repubblica di Venezia che nel 1797 si scontra con la Francia di Napoleone e cessa di esistere. L'Istria veneta viene ceduta all'Austria in forza del Trattato di Campoformido.

Nel 1915 l'Italia dichiara guerra all'Austria e l'8 novembre 1918 i Marinai d'Italia sbarcano a Porto Fianona. Con il Trattato di Rapallo del Novembre 1920, sanzionati i nuovi confini, Fianona diviene Commune e cornprendere le località di Zagorie suI Quarnero, Vosilla, Chersano e Felicia.

Vent'anni di prosperità e di pace, ed ecco il secondo tragico ed infausto conflitto mondiale che si trascina fino all'arnara sentenza del Trattato di Pace di Parigi.

Siamo nel 1947 e da Fianona, come da tutta l'Istria, la popolazione, che per cultura ed estrazione e da secoli latina e veneta, pur di non sottostare un'altra volta al dominio straniero, va esule in Patria.

La chiesetta del cimitero di Fianona.

E' il grande esodo di 350.000 istriani. L'Istria diviene jugoslava, ma Fianona come altri centri rimane vuota e tra le rovine delle sue case abbandonate e dei suoi monumenti antichi non risuona più la dolce musica del nostro dialetto. Rimangono nel vecchio cimitero e nella sua chiesetta, che campeggiano su una collinetta di fronte al borgo, lapidi con nomi che ci sono famigliari: ...Vossila, Fragiacomo, Vesselizza, Donati, Muscardin, Giuliani, Prodan, Faraguna, Orlini, Bacchia, Di Giusto, Massalin, Gobo, Tonetti, Files, Polidrugo...

I castelli

I castelli di Cosiliacco, Chersano e Felicia, nidi di falco, vedette e fortezze militari a guardia della vallata, proprietà dei Conti della Valle dell'Arsa, vissero le alterne vicende dei continui contrasti tra i Patriarchi di Aquileia, la Repubblica di Venezia ed i Conti di Gorizia.

Importante quanto ci dice in un suo manoscritto del 1605 (Atti all' Archivio di Stato di Venezia) il Fortunato Olmo, circa il Castello di Cosliacco: «... posto in cima di un monte con una simile rocca fortissima vicino quattro miglia a Fianona. Il qual Castello con il territorio e anch'esso della Ser.ma Casa d'Austria. Nei secolo XIV e XV i Signori di Cosiliacco, padroni dell'intera Valle d' Arsa, trasportano qui numerose famiglie di slavi che ben presto mutano la composizione etnica della popolazione, gli usi ed i costumi locali. Queste genti, servitori fedeli dei Signori feudali, vengono poi adoperate per feroci assalti alle localita venete di Fianona, Albona e di Barbana ...».

Il castello (sopra) e il campanile di Chersano (sotto).

Il Castello di Chersano, posto su un'altura carsica, e un'antica costruzione le cui origini risalgono alla civiltà istriana dei castellieri, cosi come la costruzione degli altri castelli del territorio. Eretto anteriormente al 1100, venne ricostruito nel 1400 e restaurato nel 1567, così come lo attesta un'iscrizione posta su di un'architrave all'interno.

Poco rimane invece del Castello di Felicia, sito nella pianura sopra Chersano a capo del canale vicino al lago di Cepich, prosciugato nel 1928 con una grandiosa opera di bonifica portata a termine dal governo italiano.

I reperti archeologici

Come si è detto, durante i numerosi scavi archeologici effettuati in epoche diverse, sono venuti alla luce interessanti reperti, specie dell'epoca romana: così una piccola ara del 1° sec. dedicata a Vesta ed un'altra ara dedicata ad Ica e recuperata vicino alla fontana che sgorga copiosa a pochi passi del Castello.

Ara di Vesta

Testa di marmo

Testa di marmo

Lapide romana

Inoltre numerose iscrizioni, vasi romani e mosaici. Notevoli i resti romani venuti alla luce nella zona del porto, come due teste in marmo di notevole fattura, frammenti di statue ed iscrizioni votive e sepolcrali.

Le mura e le chiese

Le mura delle fortezze aquileiesi-venete di Fianona meritano un cenno a parte, perchè in esse è racchiusa tutta la storia di questo borgo. Esse datano dal XIII al XIV secolo e conservano pure le torri del XVI e XVII secolo. Ci è caro pensare che esse trovino appoggio su quelle che dovevano essere le mura primitive del castelliere e le mura della romana Flanona.

La chiesa romanica di S. Giorgio ii Vecchio è un monumento che si presta eccezionalmente allo studio dell'attività creativa dell'architettura in Istria nel momento in cui faceva la sua comparsa il romanico ed e il documento più qualificante dell'arte sacra di questo periodo negli edifici ad abside inscritta. Lo confermano la struttura murale a grosse pietre disgrossate oblunghe disposte a fasce regolari di varia altezza con pietre angolari di rinforzo ai terminali del muro; le bifore nel muro meridionale ed il tipico ornamento dei piccoli archi pensili appena accennati nella fila dei grossi blocchi posti sotto il tetto; la composizione figurale sulle pietre d'imposta che sostengono l'arco trionfale.

La chiesa romanica di S. Giorgio il Vecchio.

Sinistra: Il portale murato del campanile della chiesa
Destra: Il rosone della chiesa.

Da non trascurare il campanile romanico sul muro occidentale, alIa cui base doveva aprirsi il primitivo ingresso a portico, di cui si conserva l'evidente traccia. In cima la loggia campanaria che si apre con bifore verso le quattro parti del mondo. Sul capitello della bifora ad oriente è scolpito lo stemma araldico dell'aquila a due teste.
Il campanile romanica dell chiesa di S. Giorgio il Vecchio. Il campanile romanico della chiesa parrochiale della Beata Vergine del Rosario che ha le bifore con colonnine binate ed imposta a stampella.
La Chiesa parrocchiale di Fianona è quella dedicata alla Beata Vergine del Rosario, detta anche di S. Giorgio per l'altare rinascimentale in legno dedicato a questo santo. La chiesa in ogivale del 1400 e stata edificata probabilmente su impianto romanico, visto il suo massiccio campanile che richiama quello di Aquileia.

Tratto da:

  • Mario Gerbini, "Fianona d'Istria - La romana «Flanona»", Pagine istriane, Rivista trimestarale di cultura fondata a Capodistria nel 1903, gennaio-giugno 1986 (Genova, 1985), p.34-48.
  • Other sources

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Created: Monday, April 16, 2001; Last updated: Saturday November 19, 2016
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