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Archeology
Pula - Pola



POLA- Intervento di revisione del MAI nel complesso di Santa Maria Formosa

La «Superba» voluta da Massimiano

Della basilica, salva solo la cappella. La zona parco archeologico?

Dopo la campagna di ricerca di Gnirs, gli scavi del Museo archeologico istriano. Tra "ieri" e oggi c’è un vuoto cronologico di esattamente cent’anni. Trascorsi dall’ultima ricerca promossa per far luce sul complesso della grande Basilica di Santa Maria Formosa. Se le testimonianze medievali parlano dell’esistenza di un’architettura di prim’ordine, di marmi, mosaici di lavorazioni d’altissimo pregio artistico, l’"oggi" si può (deve?) accontentare di molto meno. Non si è trattato di uno scavo di carattere sistematico (scavo "d’intervento" ancora meno perché fortunatamente nessuno ha chiesto permessi edilizi per quest’area di parco nei pressi di Via Massimiano) ma di un intervento di revisione. Questo, dopo che anni or sono, il MAI ha condotto in porto una serie di studi architettonici sulla base dei quali è stato effettuato un capillare restauro della cappella meridionale della Basilica. L’ultima ricerca all’interno della piccola monumentalità bizantina risale all’anno scorso. Da sempre l’"occhio vigile" di tutte queste indagini in loco è l’archeologo Željko Ujčić, autore di tutte le ultime radiografie sulla "Formosa" che ci spiega la complessa interpolazione di pietre appena rinvenute con questi scavi inaugurati a fianco della cappella. Se da una parte le fondamenta di vecchi edifici risalenti al XIX e inizio XX secolo (austriaci ed italiani) rompono le uova nel paniere dell’architettura di "valore", dall’altra, è visibile la bella e massiccia struttura dell’abside centrale! Ben conservato pure il muro interno della navata e della sacrestia settentrionale. È ancora troppo presto per fare un pronostico ma l’intervento spesato dal Ministero alla cultura (con 40 mila kune) ha una doppia finalità: oltre ad arricchire la conoscenza storica, organizzare un parco archeologico.

"L’idea ultima - così l’esperto - è quella di rappresentare il complesso della basilica al completo. Per fare ciò è però indispensabile vedere lo stato di conservazione dei resti nel terreno. Se i risultati dello scavo e il confronto con la documentazione esistente lasciata oltre che da Gnirs, da Kandler e Morassi, dovessero dimostrare che i resti sono in buono stato e passibili di parziale ricostruzione e organizzazione nello spazio, allora sarà possibile creare un parco. Ciò a fasi, nei prossimi anni, naturalmente in accordo con l’amministrazione cittadina e la Pro loco cui sarà esibito un preventivo spese per un eventuale intervento di restauro dei resti."

Indagini in questi giorni in fase di conclusione, dunque, comprese le rilevazioni del geometra. Quanto ai piccoli reperti mobili poco o nulla è stato rinvenuto giacché la zona è stata vittima di costruzioni più recenti (bombardate nella seconda guerra mondiale) ma è indubbio che lo strato più profondo, quello romano saprà offrire qualche assaggio in un secondo tempo (un altare pagano rinvenuto tempi addietro sul posto fa tradizionalmente credere nell’esistenza di un tempio dedicato a Minerva...) Prima di tutto va fatto ordine con l’eredità paleocristiana, possibilmente tornando a scavare nel punto dove si trovava l’entrata della basilica. Archeologia che, insomma, non si esaurisce.

Occasione di scavo archeologico, occasione per rinfrescare memoria e conoscenze. Repetitio iuvant: accanto al complesso paleocristiano dell’Eufrasiana di Parenzo, la Basilica di Santa Maria Formosa di Pola viene considerata tra i monumenti più importanti per la conoscenza dell’arte sacra in Croazia dei tempi immediatamente successivi la riconquista dell’imperatore Giustiniano e il suo rinnovo dell’impero. Così rispolverando la conoscenza di storia tardo-antica (ci dà una mano l’archeologo Željko Ujčić), ricordiamo che la costruzione del grande e bellissimo complesso si deve all’arcivescovo dell’esarcato di Ravenna, Massimiano, nativo di Vestre. Lo ritenevano essere uomo chiave della politica imperiale per il nord-Adriatico. Dunque, dopo aver portato a compimento alcune costruzioni (niente meno che Santa Apollinare in Classe o la San Vitale!) decise di rivolgere l’attenzione a Pola. Risultato: un’enorme basilica a tre navate sorta nel VI secolo con le sue belle absidi poligonali, un medesimo ritmo di colonnine e archi che si alternavano sia all’interno sia all’esterno delle mura perimetrali. Una bella eredità che gli immediati posteri però non avevano saputo mantenere.

Preziosità nel canneto

La Formosa si trasformava vedendosi affibbiare il nuovo appellativo “Del Canneto” perché nel pieno medio evo giaceva ormai in zona acquitrinosa, nel 1242 era vittima dell’incendio provocato da incursione veneziana. Più deleteria ancora l’opera di Sansovino che nel 1547 sostituiva le colonne di marmo della Formosa con altre, triviali, in terracotta (quelli in marmo decorano oggi la biblioteca San Marco della Serenissima). L’ultima “fuga” di colonne di magnifico alabastro orientale risale all’anno 1605 mentre la mazzata definitiva a questa splendida architettura viene data all’inizio del XVII secolo quando si fa man bassa di pietre (pratici non c’è che dire!) per costruire l’odierno Palazzo municipale. Unica testimonianza dell’autentico fasto tardo-antico che è anche unico esempio di costruzione bizantina a Pola, è la piccola cappella superstite (e solo un pezzo del muro perimetrale settentrionale della basilica); tempio memoriale di vescovi polesi che ha il suo capitolo di storie e testimonianze a parte. Furono gli appunti di un anonimo del XVI secolo a rivelare l’esistenza di un sarcofago svelando con ciò il carattere memoriale mantenuto dal tempio. Come al mausoleo di Galla Placidia furono sistemati i sarcofagi della famiglia imperiale, così in una cappella come quella della Formosa si trovavano le tombe dei vescovi polesi. Solo qualche descrizione dei tempi che furono: davanti al presbiterio della cappella c’era una coppia di colonne d’alabastro e una coppia oggi sopravvissuta di capitelli scolpiti. La conchiglia dell’abside era decorata in mosaico policromo figurativo con il motivo della “Traditio legis” (Cristo che affida i codici a Pietro). Sopra la parte centrale della cappella si innalza la volta della cupola decorata da quattro fasci d’alloro in stuccatura mentre gli interspazi, originariamente (così almeno si suppone) erano decorati con lastre in mosaico raffiguranti i quattro angeli dell’apocalisse o i quattro evangelisti. Nel bel mezzo della cupola è visibile una corona d’alloro che probabilmente fu dotata di cristogramma o del motivo dell’Agnus dei. Oggi sono presenti anche i resti degli affreschi medioevali (XIV secolo) sulla lastra orientale della navata trasversale (le figure degli apostoli, San Giovanni Battista e San Pietro).

Dalla storia remota all’era dell’avvento dell’archeologia. I primi scavi in zona risalgono al 1902 e si devono a Gnirs che accertò l’esatta estensione del complesso della basilica e delle sue navate rinvenute con i mosaici policromi decorati da motivi geometrici, rappresentazioni di pesci, fiori di loto e gigli.

Arletta Fonio Grubiša

Tratto da:

  • La Voce del Popolo, 27 novembre 2003, http://www.edit.hr/lavoce/031127/cpolese.htm


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Created: Friday, November 28, 2003; Last updated: Friday, December 14, 2012
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