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Archeology
Pula - Pola


Conferenza stampa del sindaco, archeologi e conservatori

Foro: conclusa la campagna

Dopo gli scavi lo studio dati. Aspettando il domani

Chiusa ufficialmente anche la seconda tappa degli scavi archeologici al Foro, il sindaco Boris Miletić, la direttrice del Museo archeologico istriano, Kristina Džin, e la responsabile dell’Ufficio polese alla conservazione dei beni culturali, Narcisa Bolšec Ferri, hanno incontrato la stampa per rendere conto dell’esito delle ricerche e tracciare i possibili profili di tutela e valorizzazione del sito.

Un "gratta e scopri"

Quanto ne sappiamo del vecchio Foro alla luce di quanto rinvenuto? Intanto, così la Džin, siamo finalmente a conoscenza di che aspetto avesse il lastricato originale romano risalente alla Pax Iulia (1.mo secolo d.C.), completo di rete fognaria e canali di scolo per l’acqua piovana. Il Foro polese rientra dunque negli schemi del classico foro romano d’epoca, con la sua triade di templi al centro (area riservata ai ceti “alti” del clero e dell’amministrazione) e la sua quotidianità della vita urbana che si estrinseca nella rete circostante di botteghe, locande, uffici e banche. Ma la storia del Foro polese si presenta ben più “stratificata” rispetto a questo disegno di idillio civico del primo secolo dopo Cristo. Ai piedi del Palazzo municipale le “trivelle” degli archeologi sono scese più in basso ancora ed hanno trovato tracce (schegge più che altro) di ceramica cronologicamente anteriore all’Ellenismo, seppellite a due metri e mezzo di profondità rispetto al lastricato romano del 1.mo secolo d.C. e a ben 3,4 metri di profondità rispetto al Foro attuale. I frammenti di ceramica risalgono infatti al terzo e quarto secolo a.C. e offrono testimonianza inoppugnabile di popolamento in zona all’epoca leggendaria del mito degli Argonauti. Ancora, il dado e la statuetta della donna partoriente, datata 1.mo secolo a.C., hanno aperto un varco sul quadro del Foro in epoca cesarea, mentre ritrovamenti architettonici cronologicamente posteriori, hanno fatto ulteriore luce sul tardo Evo antico e le epoche di dominazione veneta, francese e austriaca. “Un tanto a significare – così ancora Kristina Džin – che abbiamo prove a sufficienza della ricca stratificazione storica del sito, a cominciare dalle ceramiche pre-ellenistiche alla porcellana di Francesco Giuseppe”.

Ma non è mica finita

Con questo non significa ancora che il lavoro degli esperti si ferma qua. Al contrario, deve appena iniziare, e stando a Kristina Džin, “ne avremo da lavorarci sopra per i prossimi due o tre anni, fino alla pubblicazione definitiva di uno studio onnicomprensivo sui reperti rinvenuti, mentre uno scritto parziale sull’evoluzione architettonica del Foro vedrà la luce nel giro di un anno, entro la fine del 2007 ad ogni modo”.

Breve excursus di “storia nella storia” sulle ricerche archologiche fin qui avute al Foro, con Narcisa Bolšec Ferri a tracciarne le tappe salienti. I primi scavi nell’area dell’odierna Piazza Foro documentati risalgono al 1902, quando Anton Gniers diede inizio a una campagna di ricerche dietro gli uffici degli odierni assessorati, che portò alla luce antiche latrine. Lunga pausa fino al 1976 per arrivare alle ricerche guidate da Vesna Girardi Jurkić dietro al palazzo municipale, quindi, nel 1984, le ispezioni del sottosuolo all’attuale caffè bar e ristorante “Forum” e relativo annesso. Del triennio 1986-88 è la campagna di scavi al cosiddetto blocco 11 della villa imperiale di Agrippina (oggi banca OTP), che regalò alla categoria infinite soddisfazioni. Poi ancora pausa fino all’opera di rinnovo del lastricato, promossa dalla Giunta Drandić. Per Narcisa Bolšec Ferri l’importanza del sito è straordinaria già per il solo fatto che pochissime città con storia romana alle spalle hanno mantenuto praticamente intatta la lastricatura originale di Roma. Sta di fatto che Pola l’ha conservata nella misura di un ottimo quanto incredibile 80 per cento: quando le ruspe avevano cozzato contro la prima lastra di pietra dell’antico Foro, infatti, nessuno degli archeologi aveva sperato di trovare quasi completamente intatta la storica piazza. La domanda ora è questa: come conservarla?

Futuro a sorpresa

Narcisa Bolšec Ferri non ha voluto pregiudicare la “sentenza” che il suo ufficio s’impegna a emettere entro due o tre settimane. In sede di conferenza stampa si è lasciata sfuggire solo un “sarete gradevolmente sorpresi” accompagnato da inevitabile sorriso di chi preannuncia novità in vista. Per saziare fino a un certo punto la fame di notizie dei cronisti, la responsabile dell’ufficio alla conservazione si è limitata ad elencare alcune delle possibilità ancora aperte, dal fantascientifico modello di copertura della piazza a lastre di vetro iperresistente (da scartare, comunque, per complessità e scarsa funzionalità) alla proposta più recente di rinunciare al lastricato nuovo per lasciare completamente scoperto il Foro autentico, più basso di un metro rispetto a quello odierno. Fermo restando che manca ad essere riscoperto un altro tassello del mosaico chiamato Foro romano, quello che comparirà dopo che l’appaltatore avrà sollevato lo strato di lastricato circostante al Tempio d’Augusto.

Daria Deghenghi

Tratto da:

  • © La Voce del Popolo, 1 settembre 2006 - http://www.edit.hr/lavoce/060902/speciale.htm


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Created: Friday, September 01, 2006; Last updated: Tuesday, December 06, 2011
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