Archeology
Pula - Pola


I monumenti di Pola antica

Per la monumentalità del retaggio lasciateci dall'antichità, nel corso de secoli la nostra regione ha attratto l'attenzione di diversi studiosi. E nor solo degli studiosi.

L'epoca del massimo splendore e poi quella della decadenza delle civiltà antica, quelle che'-si collocano dunque tra il 1 sec. a.C. e il V-VI sec., si manifestarono soprattutto nei monumenti o, meglio ancora lell'architettura monumentale, che perciò rappresenta uno dei fondamenfali aspetti di conoscenza dell'antichità in generale.

L'antica Pola venne fondata negli anni quaranta del I sec. a.C. ne luogo in cui era già esistito un castelliere Istrico, e venne chiamate COLONIA PIETAS IULIA POLA, in quanto; colonia appunto di cittadini Romani. Sorse per volere di Giulio Cesare, mentr'egli era ancora in vita e subito dopo la sua morte.

Il fabbricato più antico della città è Porta Èrcole, una delle porte di accesso da oriente, dalla terraferma. Vi sono scolpite la testa di Ercole protettore di Pola, la sua clava e una breve iscrizione, composta da due iomi, con tutta probabilità quelli dei funzionar! inviati da Roma per strutturare la città secondo i dettami dell'epoca con mura perimetrali una piazza principale, vie, templi e altri edifici pubblici.

Come organismo urbano e sociale Pola raggiunse l'apice del suo sviluppo all'epoca di Augusto (già Ottaviano): risalgono a quel tempo il completamento del Foro, la piazza principale in cui si affacciavano tutte le pubbliche istituzioni (templi, municipio, tribunale, mercato) e diversi altri templi, edifici pubblici e case, ben due teatri,uno (più pieccolo) entro le mura, sul versante orientale del colle, l'altro (più grande alle falde di Monte Zaro, a sud della città. il Tempio d'Augusto, uno de lue templi gemelli del Foro, possiamo ammirarlo a tutt'oggi e rappresenta uno dei templi romani meglio conservati del periodo fra il I sec a.C. e il secolo successivo. Anche l'Arco dei Sergi, che si appoggiava alla porta cittadina su cui sbucava la via che dal Foro conduceva all'uscita sud-orientale, ha un posto riservato in ogni trattato di architettura romana. Nel frattempo Pola era diventata una città di 4.000-5.000 abitanti, con. un agro ricco di colture, fra cui primeggiavano gli ulivi. Il territorio polese si estendeva fino alla linea che unisce il Canale di Leme a quello d'Arsa, comprendeva cioè tutta la Bassa Istrià.

Nella seconda metà del I sec. d.C. durante il dominio della famiglia imperiale dei Flavi (Vespasiano, Tito, Domiziano) venne eretto, in parte ricostruito e ampliato, l'Anfiteatro, la più grande costruzione di Pola antica e il più grande e famoso monumento della città odierna. Potevo accogliere circa 22.000 spettatori. Servì alla sua originale funzione fine al IV secolo, quando i primi imperatori cristiani vietarono i giochi glàdiatori nelle arene in cui si erano consumati i sacrifici dei primi martiri cristiani. Dal II al III secolo s'inizia la lenta ma inarrestabile decadenze cittadina: poiché Pola rappresentava in primo luogo un importante punto di collegamento lungo il tragitto dai paesi mediterranei alle regioni subdanubiane del centro Europa, quando ai confini settentriolali si verificarono i primi tumulti ne vennero sconvolti i floridi scambi economici e con ciò le fondamenta stesse del benessere e dello sviluppo. In quell'epoca la città fortificò le sue mura e, in seguito, accolse i primi Fuggiaschi provenienti dalle regioni che le legioni romane gradatamente andavano abbandonando.

In città la vita comunque non si spense mai: Pola conobbe anzi une nuova, anche se effimera, ascesa nel VI secolo, durante il dominio bizantino, quando vennero costruite numerose chiese e conventi. Ne medio Evo (l'epoca dei Franchi, delle lotte dei feudatari per il predominio e il potere e, infine, nel 1331, l'arrivo dei Veneziani) Pola si trasformò in una città negletta, una serie di pestilenze e di altre epidemie ne ridusse drasticamente e ininterrottamente il numero di abitanti. In queste condizioni, con meno di mille abitanti, sopravvisse alla caduta di Venezia nel 1797, al dominio francese, per giungere all'alba di un nuovo sviluppo, che si iniziò alla metà del xix secolo, all'epoca dell'Austria.

La monumentalità dell'Arena, del Tempio d`Augusto, dell'Arco dei Sergi, la "magnificenza delle rovine in abbandono", - attrassero in primo luogo architetti come Andrea Palladio e Sebastiano Serli nel XVI secolo, Vincenzo Scamozzi e Inigo Jones nel XVII secolo, poi antquari come Jakob Spon e Georgie Wheeler, nonchè pottori come Nicolas Revett, come il Piranesi, Ch.L.Clerisseau e L.F. Cassas.

Ognuo di loro a lasciato delle testimonianze più o meno numerose, diversamente importanti, che. a parte il loro valore artistico intrisecco, rapresentano comunque un documento dell'epoca cui risalgono; l'illustrazione dei monumenti Polesani cosi come apparirono nei diversi secoli.

Nella cartella "Monumenti dell'Istria, Pola II" presentiamo le riproduziuni di altre dieci brafiche di L.F. Cassas, e di Th. Allason, finora poco note ma non per questo meno importanti. Gli odierni riguardanti vi potrano trovare diversi mottivi d`interesse: da quello artistico e storico-culturale a quello architettonico e documentaristico.

Samples from:

Tratto da:
  • Testo - ? - cortesia di Mario Demetlica

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This page compliments of Marisa Ciceran and Mario Demetlica

 Created: Saturday, March 02, 2002; Last updated: Tuesday, January 29, 2013
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