Pula - Pola
Towns, Villages and Hamlets

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Seconda Parte

I nomi dei colli polesi dalla Toponomastica Istriana

Dopo la II guerra mondiale (1939-1945) Pola si è espansa velocemente inglobando diversi agglomerati periferici e un terzo semicerchio di colli. Ve ne sono - in questo semicerchio - oltre trenta, quindi molti di più che nei due semicerchi precedenti assieme. Ne riportiamo di seguito i nomi e brevi spiegazioni sulla loro origine e significato.

Carsiole - Monte Vallelunga - Monte Vareton: è situato a ovest della strada Pola - Dignano. I suoi versanti meridionali si spingono fino al porto cittadino. Negli anni sessanta vi è iniziata la costruzione di un nuovo rione suburbano. Il nome deriva dal sostantivo italiano carso, e dagli aggettivali carsico, carsolino, carsiole, cioè superfici carsiche, lotti di terreno privati ma anche del demanio ('comunal"), dove attecchisce solo una vegetazione grama.

Il primo toponimo è più frequente, e probabilmente precedente: il secondo, Vallelunga, è divenuto sinonimo della zona militare che in questo secolo è sorta tra la ferrovia e la sponda settentrionale del porto polese. Nell'uso colloquiale i Polesi oggi adoperano ambedue i nomi, ma certi distinguono tra la parte occidentale del colle, Carsiole, e quella orientale, Vallelunga63. Nelle carte topografiche militari il colle viene più spesso nominato come Vallelunga (Valelunga), mentre nelle mappe catastali prevale il toponimo Carsiole.

Un terzo nome del colle, che si incontra in qualche testo e che alcuni vecchi Polesi ancora usano, è il cognome dell'ex proprietario della maggior parte di Vallelunga e relativo colle, ossia Natale Vareton, noto fondatore della prima società nautica polese, la "Pietas Iulia".64

Padul, Paduli (Padulj): piccolo rialzo del terreno unito al lato settentrionale di Carsiole, si estende fmo alla strada per Fasana, e scende in una valle, in croato podolje, da cui il nome al poggio.65 66

Fortin - Moncerel (Monte Cerella): monticello a nord della strada per Fasana, a circa 300 metri dalla sua biforcazione dalla Pola - Dignano. Vi si trovava una piccola fortificazione austriaca, in dialetto italiano locale fortin, da cui il toponimo. Sulla carta topografica militare del 1944 è indicato come M.(onte) Cerella, che deriva dall'italiano cerro (lat. quercus cerris), in croato cer, cerovina, un albero che effettivamente cresce nella zona, anche se oggi la sua presenza appare diradata a causa delle nuove case che vi sono state costruite e degli orti impiantati. La forma Cerella (Cerrella) va intesa come apposizione all'italiano punta (piccola vetta) o particella di cerri, ossia boschetto di cerri.

Faganor: colle attraversato dalla strada Pola - Dignano. Il nome deriva dal latino pagus, italiano antico pago, che significa villaggio, abitato, periferia e quindi zona di campagna, cantone e via dicendo. Siccome il sito si trova a nord della città, nella seconda parte del toponimo è presumibilmente contenuta proprio questa indicazione: a nord, abbreviato e semplificato, per facilità di dizione, in Paganor. Un'altra spiegazione possibile è che il toponimo derivi dal latino paganorum, in italiano paganoro/a,67 cioè ciò che appartiene al pago.

C'è anche una terza possibilità di interpretazione: il toponimo potrebbe derivare dal latino medievale pagus, in italiano pago, nell'accezione di pietra confinaria conficcata in terra per delimitare i terreni rurali, termine che deriva dal verbo latino pangere, che significa appunto conficcare, infiggere; ma la prima spiegazione del nostro Faganor è più convincente.

Monte Grande, Montegrande (Veli Vrh): è il più alto colle della periferia settentrionale polese. È delimitato, a ovest, dalla strada Pola - Dignano e, a est, dalla vecchia strada Pola - Gallesano. Il nome del colle (in croato vrh) illustra il suo tratto dominante rispetto alle alture circostanti: grande, in croato veli(k).

Monte Lesso, Montelesso (Montelešo): è un'altura collegata alle pendici settentrionali di Monte Grande. Il nome appare all'inizio del XIV secolo: contrada de Leço (1303, 1370, 1472). Monte de Lesso, nella contr. di Rubano presso Gallesano (1720). Ora Monte Lesso, con un vecchio forte circolare disarmato. Da "leccio" (Quercus ilex) 68, elce, nel dialetto veneto locale lesso (quindi: ilex - elce - leccio - lesso - lešo). La presenza dei lecci nella zona eć veramente rigogliosa.

Ruban (Monte Ruban, M. Roban) - Valmarin: si trova a nord-est di Monte Grande e di Monte Lesso. Le fonti storiche gli assegnano denominazioni diverse, ed anche l'altezza indicata non eć sempre la stessa. Il toponimo si può collegare all'aggettivo latino ruber, rosso, rubicondo, o rubens, rossiccio, attributo indicante il colore della terra (bauxite), che comunque a sud. est è qui e là giallognola poiche mescolata ad argilla. Ma si potrebbe ricondurre anche al latino rubus (Rubus fructicosus), ossia rovo, che qui cresce in abbondanza, come dappertutto attorno a Pola, però non appare verosimile che un colle venisse intestato a un cespuglio, sicché propendiamo per la prima spiegazione.

Nella mappe catastali il colle viene detto Ruban e in alcune carte militari M. Roban (64 m) 69, in altre Valmarin (67 m) 70 e anche Marin Vrh (punta Marin) 71. I Polesi lo chiamano Valmarin, denominazione che estendono anche ad un poggio più alto disabitato (74 m), che si trova ad est di questo, noto per la grande fortezza militare e per essere stato un tempo deposito di munizioni 72. Non sappiamo donde derivi questo nome, che viene citato dalle fonti storiche della metà del XIX secolo. Si suppone che Valmarin fosse il cognome dell'ex proprietario, cognome oggi in Istria scomparso, ma che si incontra ancora a Fiume 73. Tuttavia un certo Giordano Valdemarin aveva dei possedimenti nei dintorni di Pola74, e questo è un cognome ancora presente in città e in altre località dell'Istria75.

Bradamante: è un'altura a settentrione della zona industriale. La famiglia dei Bradamante, un tempo proprietaria della zona, da cui il nome del colle, si trasferì a Pola da Parenzo nel XVIII secolo 76. I Bradamante erano di origine nobiliare, molto ricchi e noti in città.

Il toponimo croato Duga kosa, indicante lo stesso colle, che significa chioma lunga, ne illustra l'aspetto.

Vernal - Surve: è un poggio alto 80 m, situato a nord-est della zona industriale, le cui pendici arrivano fino alla strada ferrata. Il primo toponimo nasce con tutta probabilità dal latino medievale verna, ossia ontano (Alnus glutinosa), il cui attributo era vernal(e), in dialetto veneto senza la -e finale. È un'albero che cresce nelle zone paludose: infatti, alle pendici di questo colle, a nord-est e a sud-est, ci sono polle d'acqua. Un tempo c'era un acquitrino da cui l'acqua affluiva, attraverso Siana e sotto il ponte di Piazza al Ponte, appunto, fino in mare al mandracchio. Il legno liscio dell'ontano in passato si usava molto per ricavarne pali e bastoni, sicché pian piano la pianta è quasi scomparsa dalla zona. Oggi si trova ancora attorno ai terreni umidi, lungo i sentieri, negli orti e nei parchi cittadini come pianta ornamentale.

Il nome Surva è più recente e nel dialetto ciakavo significa sughero. Deriva chiaramente dalla quercia da sughero (Quercus suber), la cui corteccia serve per fare turaccioli e galleggianti.

Gropić - Monte Galluzzo (Petehaljski vrh): èun colle (57 m) la cui parte settentrionale è ricoperta dal Bosco Siana, mentre le pendici meridionali toccano la circonvallazione e via Altura.

Il primo nome non risulta nelle fonti scritte. Viene usato solamente dagli abitanti della zona 77, e deriva dall'italiano groppo, cui è stato aggiunto il suffisso diminutivo croato -ić, per cui significa collinetta, piccolo rialzo del terreno. Nell'Istria meridionale è un toponimo molto frequente per indicare un bosco 78, sorto su un terreno accidentato, ondulato e pietroso, poco adatto ad essere coltivato.

Il secondo nome Monte Galluzzo, in croato Petehaljski vrh 79, deriva dall'appellativo popolare della bubbola (Upupa epops), uccello che viene chiamato galuzzo o gaieto de montagna 80, in croato petešac o petehalj, probabilmente per il ciuffetto di penne sul capo che ricorda la cresta del gallo. La zona, a vegetazione mista, con alti alberi ai margini del vasto Bosco Siana, è l'habitat dell'upupa.

Monte Serpo: è il colle attraverso il quale passa la vecchia strada per Bosco Siana fino al serbatoio idrico cittadino sulla sua sommità (75 m). I suoi versanti meridionali sono pietrosi, esposti al sole, un luogo noto come serpaio, da cui la denominazione popolare serpo, con sfumatura accrescitiva.81

Comunale (Comunal): viene denominata così la zona lievemente ondulata, a oriente della strada di circonvallazione, fra Monte Serpo e la strada per Sissano. Deriva da comune (luogo comune), del comune e dall'aggettivo comunale (in latino locus communis, traduzione del greco topos koinós), che significa appunto terreno comunale, demaniale, pascolo collettivo. Rimase tale fino al 1701 82, quando le autorità comunali vendettero il terreno lottizzandolo a singoli proprietari e immigrati.

Il toponimo è riportato in alcuni libri83, 84, nelle mappe catastali (1898-1973), nelle carte topografiche militari 85 e in tutte le piante della città di Pola.

Grega (Gregovica): modesto poggio tra via Sissano e via Medolino, che deve il nome, come si suppone, ad alcuni immigrati dalla Grecia o comunque di religione greco-ortodossa, e che i Polesi chiamavano Greghi, mentre il loro insediamento (stanzia) venne detto La grega, in croato Gregovica, toponimo col quale venne poi indicato tutto il rione e relativa collinetta. Da alcune fonti storiche risulta che, all'inizio del XVIII secolo, vi si stabilì un Greco, un certo Dimitri Volassi, cui venne assegnato un terreno.86

Busoler (Bussoler, Bossoler): altura di 46 metri nella periferia orientale attraverso il cui versante settentrionale passa la strada Pola-Sissano. Ha preso il nome da bossolo, bosso (Buxus sempervirens), un sempreverde mediterraneo che ancora vi cresce e che è anche presente nei parchi e nei giardini della città come pianta ornamentale. ll toponimo viene menzionato già nel Medio Evo: contrata Bossolè, presso S. Canziano (1303), lo Monte de Bosoli presso Siana (1478), Bossolè (1693) 87.

Strana: collinetta a est di Bosco Rizzi e Villa Rizzi, che si spinge fmo alla strada per Medolino, e la cui parte orientale declina dolcemente fino a Foibon, sicchè la gente la chiama semplicemente Strana 88, che in croato significa parte, versante, lato.

Foibon: vasto poggio attraversato dalla strada Pola-Medolino. Vi si trova una sorgente d'acqua che un tempo alimentava l'acquedotto cittadino, ma che oggi non viene sfruttata 89. Il toponimo ha origine dall'italiano dialettale foibon, accrescitivo di foiba (latino fovea), che significa abbisso, precipizio e, in questo caso, grande e profonda sorgente d'acqua corrente.

Piazzal: elevazione tavolata a sud della strada per Medolino e di Monte Magno dove, ai tempi dell'Austria, c'erano delle baracche militari e un poligono di tiro (Campo Marzio) 90. Data la conformazione tavolata il posto venne chiamato Piazzal(e). Oggi l'area è il centro di un nuovo agglomerato urbano.

Škokovica: è la parte meridionale di Piazzal. Vi passa la strada Pola-Promontore. Il toponimo deriva dal verbo croato skakati, che vuoI dire saltare, da cui skakaonica e in dialetto škokovica, che si potrebbe tradurre con saltatoio. Infatti, nel XIX secolo, in quella zona viene scavato un canale per la raccolta delle acque di Loquerae Foibon che, lungo la strada di Promontore, venivano convogliate verso il centro città. I bambini si divertivano a saltare oltre il canale, da cui il toponimo 91, L'abitato di Škokovica è un pò più a nord, sul versante orientale di Monte Magno.

Pudarica: piccolo colle a sud-est di Foibon e della strada per Medolino, a oriente di PiazzaI, che arriva fino all'abitato di Lokve. Il toponimo nasce dal verbo paleoslavo puditi, che significa scacciare, spaurire e anche liberare dai parassiti (ad esempio spulciare). Da qui il denominale in -ar, pudar, che indica il guardiano del vigneto e dei campi in genere 92. Da pudar è derivato pudarica, che significa la terra del pudar, cioè del guardiano del vigneto, ecc.

Il toponimo pudarica è diffuso nell'Istria meridionale e occidentale, di solito con accentazione sulla terza sillaba, più raramente sulla prima.

Valdebecco (Valdibecco): tavolato in cui è sorto l'omonimo abitato, nel punto in cui la strada di Valdibecco sbocca su quella per Promontore. Ci sono diverse interpretazioni sull'origine del toponimo, la più antica delle quali lo collega con una vecchia famiglia polese, quella dei De Becco. Si menziona già nel 1150 e si ritiene che fosse proprietaria di questi terreni 93, dando origine al toponimo in questione. Più tardi si menzionano la contrata de Valdebecho (1303), in curiis de V. (1327), contrata Valliz de Becco (1424), val de Becho (1472), contrata nominata V. (1732) 94.

Il toponimo Val di Becco viene menzionato anche nello statuto cittadino del 1424 e del 1433 95. Esiste inoltre un documento in base al quale, nel 1700, nella zona spopolata dalla peste si insediarono alcune famiglie morlacche (dal Canal della Morlacca), che vi trovarono buoni pascoli per le pecore e le capre 96, Si ritiene perciò che il toponimo possa risalire alle capre, cioè al becco, il maschio della capra. Molti Polesi, specie cacciatori, opinano invece che il toponimo derivi dalla beccaccia (Scolapax rusticola), un volatile che abbondava in quella zona paludosa e stagnante, ma è una spiegazione poco convincente.

Va ricordato che il colle vicino, a sud di Valdebecco e della strada per Promontore, si chiama Cavrer 97, 98, quindi delle capre, il che darebbe un certo valore alla spiegazione secondo cui il toponimo Valdibecco c'entra con i becchi, che un tempo venivano allevati in gran numero per la loro carne.

Viktor Božac

Bibliografia e note:

  • 63 - Dichiarazione di Ruggero Stupar ( 1922), via dell'Industria 25, Pola.
  • 64 - Vedi il n.. 26, pag. 107.
  • 65 - L'abitato suburbano Padul di Stignano, Contrada Paduli, si menziona già nei documenti del 1303, 1387, e 1720, assieme ad altri toponimo omonimi dei dintorni di Pola. Vedi la nota 13, pag. 53.
  • 66 - Vedi la nota 28 e la cartina allegata tra le pagg. 96 e 97 [la nota manca nel testo].
  • 67 - È una possibilità cui rinvia C. de Franceschi, vedi la nota 13, pag. 53, dove dice: "Cfr. un Paganora presso Brescia (Olivieri, Diz. top. lombarda", pag. 405).
  • 68 - vedi la nota 13, pag 46.
  • 69 - vedi il n.. 66.
  • 70 - Topografska karta vojno-geografskog instituta Beograd, 1943.
  • 71 - Geografski institut JNA, 1957.
  • 72 - Vedi la nota 63.
  • 73 - Leksik prezimena SR Hrvatske, Zagabria 1976, pag. 703.
  • 74 - Vedi la nota 26, pag.117.
  • 75 - Prezimena i naselja u Istri, 1-111, Cakavski sabar, Pola-Fiume 1986.
  • 76 - Vedi la nota 2, pag. 22.
  • 77 - Dichiarazione di Antun Žudić (1922), via A. Dukić 6, Pola.
  • 78 - Dichiarazione di Petar Žmak (1933), Valdibecco 9, Pola.
  • 79 - Vedi la nota 77.
  • 80 - Vedi la nota 26, pag. 98.
  • 81 - lbidem, pag. 97.
  • 82 - Ibidem.
  • 83 - Ibidem.
  • 84 - Confronta la nota 2, pag. 7.
  • 85 - Vedi la nota 66.
  • 86 - Vedi la nota 26, pag. 97.
  • 87 - Vedi la nota 13, pag. 35.
  • 88 - Vedi la nota 78.
  • 89 - Id.
  • 90 - Vedi la nota 18 e 78.
  • 91 - Id.
  • 92 - Petar Skok: "Etimologijski rjetnik hrvatskoga ili srpskogajezika", voi. 111, Zagabria 1973, pagg. 67-68.
  • 93 - Vedi la nota 13, pag. 64.
  • 94 - Ibidem.
  • 95 - Vedi la nota 9, pag. 119.
  • 96 - Vedi la nota 26, pag.114.
  • 97 - Vedi la nota 78.
  • 98 - Confronta la nota 13, pag. 39: M. Cavrer, presso Vintian: Mons Cavrierus (1378).

Tratto da:

  • Viktor Božac, "I nomi dei colli polesi, dalla Toponomastica istriana" (traduzione dal croato da Elis Barbalich-Geromella), Jurina i Franina, rivista di varia cultura istriana, n. 50, primavera 1992, Libar od Grozda (Pula), p. 75-77.

Fotografia da:

  • Naučna Biblioteka, Pula - "The Amphitheatre", drawing by Thomas Allason, engraved by W.B. Cooke (London, 1819).
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This page compliments of Marisa Ciceran

Created: Saturday, September 30, 2000; Last Updated: Tuesday, December 11, 2012
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