Susak (Sansego) Island
Cities, Towns and Hamlets


 

Sansego, un piccolo miracolo della natura nell'arcipelago dei Lussini
Uno sperone di sabbia nel mare
di Ardea Velikonja

Una giornata piena di sole con una bora gagliarda che ci fa ballare parecchio nel canale che da Lussinpiccolo porta, passando davanti Canidole, fino a Sansego. La meta si intravvede già all'uscita di Lussinpiccolo: una lingua di sabbia che nel cielo terso dell'ultimo giorno dell'anno ci sembra vicina e invece ci vorrà un'ora e mezza per arrivarci. La nave, con una trentina di persone a bordo, attracca con non poca fatica al nuovo molo, lo stesso dove ogni giorno arrivano sia la nave di linea dalla stessa Lussino sia il catamarano che fa la spola con Fiume. Appena scesi ci si trova davanti una lunga spiaggia sabbiosa che d'estate pullula di gente. E la guida che ci accompagna ci fa subito notare le grosse palme che crescono sulla sabbia, lungo la via centrale.

A Sansego niente automobili (finalmente), qua e là una bicicletta o qualche carretto per trasportare materiale edile o mobili. L'isola, di soli 3,7 chilometri quadri, è abitata da secoli da famiglie di pescatori. Da quanto risulta dai libri di storia, sulle carte nautiche era segnata già nel 13.esimo secolo, dunque già allora era abitata, sembra dagli Illiri. Furono loro a costruire sul colle un castello con mura entro le quali nacque il paese chiamato Sansego alta e qui c'è pure l'abbazia dei benedettini di San Nicola fondata nell'XI secolo. Nella chiesa, restaurata alcuni anni fa, c'è un grande crocifisso in legno che, secondo la leggenda, fu portato sulla spiaggia dalle onde e trovato dai benedettini che lo misero nella loro chiesa, da cui non può essere portato via, in quanto la porta dell'edificio sacro è troppo piccola per farlo passare. Una prova, dice ancora la leggenda, che fosse destinato proprio a questa chiesa. Secondo alcune fonti questo è anche l'unico crocifisso al mondo in cui i piedi di Gesù sono inchiodati non sovrapposti ma uno accanto all'altro. Nel loro dialetto, che nulla a che fare con quello dei Lussini, i sansegoti (che per inciso si chiamano così tanto in italiano che in croato, sicché in questo contesto viene del tutto obliata un'ipotetica derivazione dal croato Susak) lo chiamano "Veli Bouh" (Dio Grande).

Con l'intensificarsi dell'attività economica, specie la pesca, molti abitanti della parte alta scesero sulla spiaggia e vi costruirono le proprie case. Nacque così Sansego bassa, oggi comunemente chiamata "Spjaža" (ovvero spiaggia). Tra l'uno e l'altro abitato ci sono ben 150 gradini che le vecchiette del posto percorrono ogni giorno per andare a messa. Qui non c'è un solo sasso, un solo lembo di terra, ma solo sabbia e tante canne che fanno da "alberi" e tengono insieme i granelli di sabbia. In alcuni punti vengono tagliate in modo da formare veri e propri recinti. La vegetazione, tipicamente mediterranea, si è adeguata al terreno o meglio alla sabbia, dimostratasi molto fertile, anche per le viti.

Sansego è pertanto conosciuta da secoli per il suo vino dal gusto particolare. Ancora all'inizio del secolo scorso, abitata da circa 2000 persone, era ricoperta per l'85 per cento da vigneti. Dopo la seconda guerra mondiale subì un fortissimo esodo: il 90 per cento della popolazione si trasferì in America nello stato del New Jersey dove vive ancora oggi larga parte dei discendenti. Di conseguenza i vigneti stavano per sparire fino al 1988 quando su proposta del sindaco di Lussino, Francesco Cosulich, noto viticoltore di Conegliano (i suoi avi erano i noti armatori a Lussino), accettò l'offerta di rimettere in piedi la produzione vinicola. Tre sono i tipi di uva che si coltivavano e si coltivano ancora oggi sull'isola: il moscato, il refosco e la Trojscina, una particolare varietà di uva rosata che, fedele al nome, una leggenda vuole sia stata portata qui direttamente da Troia. Cosulich ha rilanciato così in modo deciso la coltivazione della vite piantando circa 30 ettari di nuovi vigneti nell'area a sud del cimitero. E così è ripresa la produzione di vino, molto ricercato dai numerosi turisti che arrivano sull'isola.

Oggi Sansego conta 700 case di cui solo 200 sono abitate (non si contano qui coloro che posseggono una casa e ci vengono solo d'estate). Da quando la viticoltura è in ripresa i giovani non lasciano più l'isola anche perché oggi raggiungere Lussinpiccolo o Fiume è facile con le navi o il catamarano che fanno la spola ogni giorno. Tutti hanno iniziato ad occuparsi di turismo, le case si stanno pian piano rifacendo per venir quindi affittate d'estate. Da alcuni anni è stato rifatto il molo dove possono attraccare, oltre a quelle di linea, anche imbarcazioni di notevoli dimensioni. E infatti sono gli amanti della nautica coloro che più assiduamente tornano a questi lidi.

Come detto circa 1800 abitanti sono emigrati a Hoboken, nel New Jersey ma tutti sono rimasti legati alla loro isola. Essi aiutano in notevole il luogo in cui sono nati sia sostenendo finanziariamente gli anziani rimasti sia con ripetute donazioni alla chiesa. Sono sempre essi che pian piano si adoperano a restaurare le vecchie case che versano in evidente stato d'abbandono. I sansegoti sono in genere una comunità molto legata, tanto che alla fine di luglio ogni anno si organizza la 'Festa dell'emigrante' a cui partecipano non solo coloro che sono emigrati in America, ma anche i loro figli e nipoti nati e cresciuti oltreoceano, ai quali i genitori e nonni hanno saputo far amare Sansego anche da lontano.

Tratto da:

  • Panorama, 15 gennaio 2008, Cortesia di of Furio Percovich

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This page compliments of Marisa Ciceran

Created: Saturday, February 02, 2008; Last Updated: Saturday, January 23, 2010
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