Tratto da: http://edit.hr/lavoce/2008/080821/cultura.htm

21 AGOSTO 2008

ALL’ULTIMA «ISTRIA NOBILISSIMA», SEZIONE DESIGN, ARTI APPLICATE E ILLUSTRAZIONI
Sergio Gobbo vince con «Fulvio Te vedo»
Tomizza in una specie di paradiso personale

GRISIGNANA – Sergio Gobbo è stato insignito con il primo premio nella categoria “Design, arti applicate, illustrazione” alla XLI edizione del concorso “Istria Nobilissima”, per l’opera “Fulvio Te Vedo”. Nella motivazione della giuria si legge: “Opera di notevole impegno e impatto, interpreta le diverse realtà istriane con elementi di spiccata giocosità ed ironia forte di una forte espressività cromatica”.

Classificare Sergio Gobbo come designer, fotografo e pittore, è semplicemente troppo poco, in quanto la sua decennale attività creativa spazia in varie professioni. Gobbo è un artista policromatico. Nato a Capodistria nel 1950, ha terminato gli studi a Venezia, dove ha frequentato corsi guidati da riconosciuti designer italiani, tra cui Tobia Scarpa. Ha realizzato cataloghi, depliant e altro materiale per aziende nostrane ed estere. Le sue opere sono state esposte in varie mostre personali e collettive. Ha collaborato pure alla realizzazione di scenari per cortometraggi per ragazzi tra cui il noto “Istranova”, e poi ancora diversi film per la televisione di Lubiana dedicati al mondo dell’infanzia, senza dimenticare ovviamente la realizzazione di svariati giocattoli. Assieme all’arte, Gobbo ha all’attivo 12 anni di volontariato con i bambini della sua contrada, in ospedali e asili e con bambini handicappati.

Numerosi i premi e i riconoscimenti ottenuti (è stato premiato più volte al Concorso d’Arte e di Cultura “Istria Nobilissima”, ha ricevuto il primo premio alla Biennale internazionale di Lubiana, i suoi lavori sono esposti al Museo mondiale del manifesto a Varsavia). Vive e lavora tra Isola e Grisignana e da qualche anno ha una nuova attività, realizzata assieme ai suoi amici, il museo sulla Marina austroungarica a Cittanova. L’ente, da quanto ci racconta l’artista con il quale abbiamo fatto una chiacchierata a proposito del premio “Istria Nobilissima, è in fase di ampliamento.

Dopo una pausa di cinque anni ha preso nuovamente parte a “Istria Nobilissima”. Quali i motivi dell’assenza?
“Ho partecipato a diverse edizioni del Concorso, quattro o cinque volte, vincendo in più occasioni, ma poi ho smesso per protesta, perché nella categoria Design, la quale mi appassionava e interessava più di tutto, era inclusa anche l’architettura. Non concordavo con questa decisione per il semplice fatto che quest’arte deve essere presentata indipendentemente. Non si può includere nello stesso sacco l’architettura e il design: un giovane designer di Fiume non può competere con un architetto di Zagabria che propone il progetto di un palazzo. Per forza maggiore il premio va all’architetto. Ma devo ammettere che ho smesso di partecipare a ‘Istria Nobilissima’ anche perché mi sono dedicato al Museo delle flotte nautiche nell’Adriatico.”

Veniamo all’opera con la quale ha partecipato al Concorso.
“Ho presentato una bandiera dal titolo ‘Fulvio Te Vedo’, realizzata per l’apertura della scuola elementare ‘Diego de Castro’ a Pirano. Negli ultimi tempi mi dedico molto alle bandiere, ai teloni che sono esposti al pubblico nelle piazze. Queste opere portano vita e colore nell’ambiente. Ho cercato di liberare la forma grafica, non solo carte e computer ma anche colori, simboli e immagini messe fuori in piazza. Simboli che si rifanno alla storia della città, o a personaggi, oppure a momenti importanti dei singoli personaggi. In questo caso Fulvio Tomizza. È un lavoro che ho fatto anni fa, poi l’ho rifatto su computer. È una tela con grafica, non pittura. L’opera rappresenta il noto scrittore di Matterada, in un possibile paradiso personale. E precisamente un albero con un piccolo villaggio istriano, e ancora un asinello, una capra e della gente che discute di letteratura. Un lavoro grafico inteso a comunicare in strada, in contrada, nelle vie o in spazi grandi. Ho realizzato parecchie tele di questo tipo, specialmente a Pirano e a Isola. Questa è di tre metri per tre, ma ne ho fatto anche di quattordici metri. Sono teloni che danno vita ad una piazza, che aiutano anche ad insegnare qualche cosa”.

Ha avuto un rapporto particolare con Fulvio Tomizza?
“Eravamo amici. Almeno una parte della mia esistenza l’ho vissuta in modo uguale alla sua. In tempi e situazioni diverse abbiamo passato una parte della nostra vita, vivendo esperienze molto simili. La sua opera ‘La miglior vita’ l’ho sempre con sé. Un’opera che leggevo mentre ero in montagna, al mare, in tutte le possibili situazioni. Il romanzo mi ha lasciato un’impronta che ancora oggi mi porto dietro. Anche il progetto che sto realizzando in relazione alla marina austroungarica c’entra un po’ con questo incontro di cultura e popoli nell’ambiente dove viviamo.”

A Cittanova Sergio Gobbo ha aperto con alcuni amici il museo della Marina austroungarica, che da poco tempo è stato ampliato con una sezione dedicata alla Regia Marina Italiana, “per la quale – rileva l’artista – presero servizio tantissimi istriani, fiumani e dalmati. Il lavoro è incentrato sulla nostra gente nella Regia marina. L’intento del progetto è quello di proseguire con altre marine fino ai nostri giorni, ossia con tutto ciò che ha attinenza, in un modo o nell’altro, con la navigazione lungo il Mare Adriatico. È una raccolta che diventerà presto Museo nautico internazionale. Al momento si stanno cercando fondi per presentare la Marina veneziana e quella Napoleonica. In autunno si esporrà invece, per la prima volta, in scala 1:50, il modello della “Re d’Italia” che è stata affondata dalla flotta austriaca nella battaglia di Lissa del 1866. Due anni fa è stato ritrovato il relitto, ritrovamento documentato poi da una équipe francese. Grazie alla ricostruzione di Daniel Frka è stato realizzato un plastico, lungo più di due metri, l’unico di tale grandezza. L’opera sarà dedicata ai 600 marinai italiani morti nello storico scontro. Alla “Re d’Italia” sarà affiancato anche il modellino della nave della flotta austriaca che l’ha affondata”, come anticipa Gobbo e prosegue con un appello: “Dato che sto scoprendo storie incredibili, invito tutti coloro che hanno vissuto o che possiedono testimonianze della storia marittima di queste terre a contattarmi, anche per posta elettronica all’indirizzo studio-gobbo@pu.t-com.hr. Si fa avanti gente della Dalmazia, dalla Slovenia, da Trieste e anche da Milano, gente nostra, che mi racconta storie. E io raccolgo il materiale per mettere insieme una mostra che sarà parte del museo. Sono storie incredibili, esperienze favolose, e molti non possono neanche immaginare che le nostre terre conservino una tale ricchezza”.

Ha, dunque, un legame molto profondo con il mare.
“Sono nato con il mare. Da quando ho iniziato a muovermi ero in contatto con il mare. Sì, ho proprio un rapporto speciale con il mare, in tutti i sensi”.

Gianfranco Miksa


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